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La versione di Barney

Può un alcolista ebreo, un uomo spesso violento, accusato di omicidio e assolto per insufficienza di prove (ma con grossi dubbi che permangono nell’animo di tutti coloro che lo conoscono), con tre matrimoni finiti sempre in modo catastrofico, una professione di produttore televisivo che rende moltissimo in termini economici, ma con risultati alquanto discutibili sul piano artistico, risultare simpatico???
La risposta è assolutamente affermativa. Ma solo se quest’uomo si chiama Barney Panofsky.

Un’uomo che, sfruttando gli ultimi sprazzi di lucidità lasciati alla sua mente dal morbo di Alzheimer, ripercorre i mille eventi di una vita mai noiosa cercando di fornire al lettore la sua versione di come sono veramente andati i fatti, siano essi spiritosi o tragici. E anche se spesso questi ultimi superano i primi, il libro procede sempre con un tono canzonatorio e spesso irriverente, incollando il lettore fino all’ultima pagina.
La tragicità dei vari avvenimenti è legata soprattutto alla sfera sentimentale. Tre mogli così diverse tra loro che viene spontaneo domandarsi se hanno sposato davvero lo stesso uomo. E forse la risposta è no, se si considera l’evoluzione spirituale e sociale di un ragazzo squattrinato e dai grandi ideali che nel breve giro di una vita si trasforma in un uomo ricchissimo e di mentalità materialista.

Il libro è diviso in tre capitoli, uno per ogni moglie, anche se poi tutte e tre continuano a far capolino nel corso dell’intera narrazione.
Clara Charnofsky, la prima, è un’artista ribelle e dalla vita assai ambigua che muore suicida dopo averlo tradito in quel di Parigi; nel giro di pochi anni diventerà un mito per le nuove generazioni di femministe e la fondazione dedicata alla sua memoria una vera fabbrica di soldi.
Della Seconda Signora Panofsky non scopriremo mai neppure il nome, nonostante la sua lingua sia sempre in movimento e il cervello impegnato a rincorrere le futilità della vita. E’ “grazie” a lei che si consuma la grande tragedia di Barney, quella per cui si è sentito in dovere di scrivere questa autobiografia. Parlo della misteriosa scomparsa di Boogie, il suo migliore amico. Che fine avrà fatto dopo essere stato scoperto con le mani nel sacco della Seconda Signora Panofsky? Quando si “tuffa” nel lago (o cade dopo lo sparo di Barney?) è così sbronzo che forse non ha nemmeno realizzato di aver fatto un grosso favore all’amico, portandosi a letto la mogliettina “delusa e innocente”.
E poi c’è Miriam. Ah! … Miriam!!! Dopo molti anni di matrimonio e tre figli alle spalle, anche lei se ne va con un altro, ma solo dopo aver scoperto il tradimento di Barney con una ragazzina in cerca di successo. Resta fino all’ultma riga il grande amore della sua vita, la sua unica ragione di essere ed è così idealizzata da essere quasi commovente. E’ sicuramente grazie a lei e a ciò che di buono è riuscita a scoprire e a far emergere nel suo compagno, se alla fine questo Barney risulta così umano e simpatico. Un tipo a cui ci si affeziona e che sicuramente si dimentica con difficoltà.

Finito: 18 luglio 2011
Consigliato: assolutamente si! Magari da mettere in valigia durante un viaggio in Canada

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2 commenti su “La versione di Barney

  1. Coccinella Monella
    25 luglio 2011

    Che bello! Il Canada non l'ho ancora mai preso in considerazione come meta, ma questo tuo commento mi sta già stuzzicando la fantasia … 😉

  2. lele
    25 luglio 2011

    Proprio così, l'ho letto poco prima di andare a Montreal ed appena arrivati ci siamo precipitati ad assaggiare i famosi tramezzini di carne affumicata da Schwartz’s! L'ambiente era veramente retrò, esattamente come lo descrive Richler nel libro, con le piastrelle bianche ed i tavolini spartani, ma il pastrami non era male affatto….

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Questa voce è stata pubblicata il 21 luglio 2011 da in i miei libri, Uncategorized con tag , .

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