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Quando la terra trema … ricordi di una bimba terremotata

Avevo da poco compiuto 4 anni quando una scossa improvvisa sul far della sera ha letteralmente distrutto gran parte del Friuli, la mia amata regione.
Per decenni ho più volte sentito le persone dire pensa al trauma di quei poveri bambini! di fronte a ogni tipo di calamità naturale e, in cuor mio, mi sono sempre detta beh! non è poi così traumatico come possiamo pensare in età adulta. Una frase che potrà sembrare blasfema e che giustifico con il fatto di non aver perso nessuna persona cara in quella tragica notte che mi ha visto lasciare per sempre il nuovissimo appartamento in cui la mia famiglia si era trasferita da pochi mesi. Un appartamento al decimo piano, il più alto nella Pordenone di allora.
Se mi chiedete qual è il racconto che ho sentito ripetere più spesso da mia madre nel corso dell’infanzia, inizio a ripetervi per filo e per segno ogni singolo istante di quei tragici minuti. Perchè per anni lei non ha fatto altro che ricordare quella notte. Davanti ad amici di altre regioni o insieme a chi, come lei, aveva visto la morte in faccia. Spesso bisbigliando i particolari sottovoce, ignara di accendere in questo modo ancor più la curiosità delle giovani menti solo apparentemente intente in giochi spensierati accanto a lei.

Per anni mi sono chiesta se il terremoto me lo ricordavo davvero o se era solo una ricostruzione mentale basata sui racconti sentiti ripetere migliaia di volte dalle persone a me più care.
Per anni ho pensato, comunque, che quella notte nefasta non avesse lasciato grossi traumi in me.

L’ho pensato fino a nove giorni fa, quando nel cuore della notte ho sentito il letto sussultare e non ho avuto dubbi … E’ IL TERREMOTO!
Sono saltata giù dal letto, gridando a Coccinello Pazzerrello prendi Samir mentre correvo verso l’ingresso. Strano, no? Una mamma pensa sempre a mettere in salvo il suo bambino, magari trasformando il proprio corpo in scudo mentre tutto il palazzo gli crolla in testa. Io invece ho pensato subito ad aprire la porta e il portoncino d’ingresso, prima che saltasse l’elettricità.
L’elettricità? vi starete chiedendo.
Si, l’elettricità! Perchè il nostro portoncino d’ingresso si apre solo elettricamente e mentre con gli occhi seguivo terrorizzata Coccinello entrare in camera di Samir, il mio dito schiacciava il pulsantino che poteva garantirci la via di fuga.

Alla fine la terra ha smesso di tremare e in strada, in camicia da notte, c’ero solo io.
Io e le mie paure.
Quelle che pensavo di non avere. Quelle che pensavo non potessero rimanere impresse, senza mai farsi sentire per decenni, nella mente di una bimba di soli 4 anni.

Alla fine sono rientrata in casa e dopo pochi minuti Coccinello ha iniziato a russare mentre io mi rigiravo da una parte e dall’altra.
A occhi chiusi, ma con la mente aperta su immagini che hanno iniziato lentamente a riaffiorare.

Prima su tutte il buio.
Il buio che ci ha avvolto mentre scendavamo a piedi lungo dieci rampe di scale piene di calcinacci. Mio fratello di due anni in braccio a non so chi e io che volevo andare per i fatti miei mentre una mano mi tratteneva e infondeva coraggio.
L’avete capito perchè il mio primo pensiero è stata l’elettricità? Ci ho impiegato 36 anni, ma alla fine ci sono arrivata anch’io …

E poi quel lampadario. Che io non ho mai visto ballare, ma che rivedo ora tramite gli occhi e le urla di mia madre.
E quel disegno lasciato incompiuto sul tavolo del salotto, ridotto ormai a un campo di battaglia. Chissà che cosa stavo disegnando … non lo so, non lo ricordo e forse questo particolare resterà sepolto insieme ai corpi di 989 persone.
E infine il divano. Un divano a rotelle che ha iniziato a muoversi da un lato all’altro della stanza, seguendo fedele il movimento oscillatorio dell’edificio più avvenieristico della mia città.

Nove notti fa non ho fatto altro che girarmi sul letto aspettando che sorgesse il sole. Come se la sua luce potesse mettermi al sicuro da un sonno troppo profondo per poter sentire. Perchè è questa la paura più grande che mi ha fatto compagnia nella notte. Quella di non sentire, di non accorgermi e non avere quindi il tempo di mettere in salvo il mio bambino, che ora ha solo sei anni.

Lui non sente nulla e quando il giorno dopo gli dico che nella notte c’è stato un terremoto, sgrana gli occhi, lancia i pugni in aria, grida che figata! e corre verso la finestra. Lo guardo allibita, si gira e torna deluso verso il tavolo della colazione: mamma, non è vero! non c’è stato il terremoto: guarda fuori, non ci sono nemmeno le crepe e i buchi nella terra.

Beata innocenza!
Quell’innocenza che ha tenuto le mie paure inconscie a bada per tanti anni e che mi auguro possa rendere meno difficili questi momenti alle migliaia di bambini emiliani che questa notte non dormiranno nel loro letto, come è successo a me nel 1976.

P.S.: per la cronaca, il nostro palazzo non è crollato, sebbene tutte le famiglie siano state sfollate. Noi ci siamo trasferiti a vivere dai miei nonni per più di un anno, prima di trasferirci in una villetta a piano terra. Mia madre non ha più voluto mettere piede in quella casa, nemmeno un anno dopo quando c’è stato da organizzare il trasloco.

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17 commenti su “Quando la terra trema … ricordi di una bimba terremotata

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  3. Palmy
    30 maggio 2012

    Ho vissuto un terremoto forte il giorno di S. Lucia del 1990 (http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_di_Santa_Lucia), fu del grado 5,7 per fortuna l’epicentro si localizzò in mare al largo e durò “solo” 45 secondi. Era notte, mi caddero addosso tutti i libri dello scaffale vicino al mio letto, non riuscivo ad alzarmi, non ci si può credere ma la forza del movimento ti trascina e ti paralizza. Mia nonna che dormiva con me si spaventò tantissimo. Per la prima volta nella mia vita in quell’occasione ho visto la morte.
    Gli altri terremoti, dovuti più che altro ai movimenti del magma sotterraneo dell’Etna, sulla cui camera magmatica di fatto viviamo, sono stati più sopportabili.

    • viaggiebaci
      31 maggio 2012

      come ci capiamo, eh?!?!?
      A noi cadevano addosso i bicchieri ogni volta che il divano a rotelle andava a sbattere contro il lato della stanza dove c’era òa crednza con la cristalleria … 😦

  4. Palmy
    30 maggio 2012

    Ho vissuto un terremoto forte nel 1990, il giorno di santa Lucia: http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_di_Santa_Lucia
    Era del grado 5,7 e per fortuna l’epicentro fu a largo in mare e durò solo 40 terribili secondi. era notte, mi caddero addosso tutti i libri dello scaffale vicino al mio letto, l’armadio si aprì, mia nonna con la quale dormivo non riusciva ad alzarsi dal letto. Chi non lo ha vissuto non lo sa ma è impossibile muoversi mentre c’è il terremoto, la forza scatenata (o la paura) ti paralizza. Avevo 18 anni, è stato terribile. Per la prima volta nella mia vita ho visto la morte. Gli altri, per lo più dovuti ai movimenti del magma dell’Etna, sopra la cui camera magmatica viviamo, li andiamo sentendo a periodi. Capisco la paura di chi ora vive il sisma. Io lo temo di più di notte, ma da quando ho mia figlia penso sempre che di mattina quando la famiglia è divisa sarebbe ancora peggio.

  5. simona
    30 maggio 2012

    Cara Monica, lo ricordo il terremoto del Friuli. Abitavo a Milano in quegli anni e quella sera tornando dopo una visita a casa dei nonni vedemmo tutta la gente in strada in pigiama e ricordo che la cosa mi divertì tantissimo…….. beata innocenza come dici tu. La tristezza accompagna ancora i ricordi dei racconti della mia maestra di allora, friulana di origine e ieri mattina, per la prima volta in vita mia,sono stata attanagliata dalla paura. Simona

    • viaggiebaci
      30 maggio 2012

      siamo in due! solo che a me è successo 10 notti fa …
      Grazie per il pensiero … l’idea del pigiama mi ha strappato un sorriso ;D

  6. Beta
    30 maggio 2012

    Anche quella volta, non al centro ma ai margini… ma anch’io bambina, fortunatamente non ho avuto paure (è da adulti che affiorano tutte) anzi, molto divertita, mi ricordo che dico a mia madre: “guarda mamma, si muove da sola…” mentre la sedia si spostava, con me sopra, da una parte all’altra… e mia madre che stava per dirmi “stai ferma!” con le parole che si smorzano in bocca… poi la fuga precipitosa verso il buio della notte, fuori al sicuro! Noi per fortuna, come adesso, siamo poi rientrati nella ns casa e per me è rimasto solo un ricordo… fino ad ora! Ora, che nonostante non mi senta particolarmente in pericolo, sto tranquilla solo se ho sott’occhio tutta la mia famiglia (ieri è stata una sofferenza finchè non sono rientrati tutti).
    Per fortuna i bambini non hanno le paure degli adulti, l’importante è riuscire a non contagiarli, soprattutto se “non ce n’è bisogno”.

    • viaggiebaci
      30 maggio 2012

      “Per fortuna i bambini non hanno le paure degli adulti”: ecco il senso profondo che volevo esprimere con questo post, anche se poi le paure emergono in età adulta. O almeno è quello che sta succedendo a me in questi giorni …
      Tu la sedia, mio figlio la ricerca dello squarcio nel terreno, io l’avventura emozionante di scendere al buio lungo le scale … questo è il bello di essere bambini! salvaguardiamoli dalla dura realtà finchè siamo in tempo …

  7. Anna
    30 maggio 2012

    Impotente, inutile e spaventata mi sono sentita l’altra domenica e ieri quando per la prima volta ho percepito così forte il terremoto. Penso ai bimbi e alle persone delle zone colpite, vorrei abbracciarli tutti e dire di stare tranquilli e che non succederà più, ma non posso dirglielo perchè sono impotente, inutile e spaventata.

    • viaggiebaci
      30 maggio 2012

      “Impotente, inutile”
      Penso che tutto nella vita abbia un senso, anche se spesso ci sfugge. E con la mia abitudine di vedere sempre “mezzo pieno” un bicchiere riempito a metà, leggo nelle tue parole un invito celato a capire e apprezzare quello che è veramente il ruolo di noi uomini nel mondo …
      Sullo “spaventata” lo sono anch’io, ma non ci posso fare nulla … se non un respiro profondo che aiuti a portar via con sè tutte le tensioni

  8. olga
    30 maggio 2012

    Quattro anni dopo, in un posto abbastanza più al sud, avevo 5 anni e non potrò mai dimenticare! Condivido i tuoi ricordi e adesso sono qui, non distante dalla zona colpita e non mi resta che incrociare le dita!!

    • viaggiebaci
      30 maggio 2012

      Ti abbraccio Olga! più forte di qualsiasi scossa potrà mai arrivare …

  9. Tamerice
    30 maggio 2012

    Mi è rimasta nella pelle quella notte e ho sempre avuto delle antenne particolarmente sensibili ai terremoti (tanto che da piccola osservavo gli animali se potevano darmi qualche segno, ohimè segni non ne ho mai visti). Non so se è per la particolare violenza di questi ultimi terremoti ma non ho voglia di addormentarmi… Diventare mamma poi accentua queste preoccupazioni.
    Ma il grattacielo c’è ancora?

    • viaggiebaci
      30 maggio 2012

      Quindi friulana anche tu cara Tamerice?
      Hai ragione “Diventare mamma poi accentua queste preoccupazioni.”
      Quella notte (e anche la scorsa) il mio pensiero principale era per mio figlio e la paura era quella di non sentire la scossa per correre a metterlo in salvo.
      Prima di leggere il tuo messaggio ho aggiunto un P.S. in fondo al post … questa è telepatia! ;D

  10. Non era proprio la sera adatta per leggere la tua esperienza, il nodo alla gola, il senso di impotenza, la paura e la tristezza oggi sembrano non abbandonarmi. Non sono geograficamente vicino alla zona del terremoto ma lo sono con i pensieri…non riesco a farne a meno. Ho letto di adulti che raccontano esperienze di terremoto fatte da bambini come piccoli drammi dal quale non usciranno mai. Io mi auguro che tutti i bambini possano vivere questi momenti con l’innocenza di cui parli senza portarsi dietro i segni.

    • viaggiebaci
      30 maggio 2012

      Come sempre ognuno vive le cose a suo modo, questa è stata la mia esperienza.
      Non ne ho mai parlato per anni, ma ieri sera ho sentito il bisogno terapeutico di farlo!
      Credo che i bambini vivano le cose a modo loro, con quella capacità magica e salvifica che tanto aiuta nella vita. Noi possiamo solo imparare da loro e fare del nostro meglio per non trasmettere paure e angosce che non sarebbero in grado di metabolizzare. Scrivendo queste parole mi viene in mente il Benigni de La vita è Bella: forse così rendo meglio l’idea … ;D

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Questa voce è stata pubblicata il 29 maggio 2012 da in pensieri e parole con tag , .

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