Viaggi e Baci

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Pensieri d’autunno

Si sta, come d’autunno, sugli alberi, le foglie.

foglie autunno

E’ la più breve poesia che mi sia mai capitata di imparare. Ci ho impiegato pochissimo tempo, anche se ero solo alle scuole elementari. Ma mi ci sono voluti più di due decenni per capirne il senso. O meglio, per sentirlo dolorosamente mio.
Un verso sepolto nella memoria, che all’improvviso riaffiora e squarcia il cuore partendo dal profondo.
Da quel momento è questo il ritornello di ogni autunno, queste le parole con cui accolgo l’indorarsi delle prime foglie, questo il senso profondo con cui ho imparato a guardare la vita. E a fissare negli occhi la morte, senza temerla più. O, forse, semplicemente, temendola meno.

Sono i primi giorni di novembre del 2006. Me ne torno a casa – il primo autunno nella casa nuova – dopo un paio di settimane trascorse in Friuli, dai miei. Esco in terrazza per stendere la biancheria e quell’albero che ho lasciato verde sfida il mio sguardo con i suoi rami spogli a metà. Mi guardo intorno ed è così ovunque. Foglie che svolazzano sospinte dal vento, foglie che giacciono a terra calpestate già decine di volte e foglie che se ne stanno ancora sù, in alto, sospese contro l’azzurro triste del cielo.

E’ lì, in quel preciso momento, che quel pugno di parole bagnate nel sangue dei soldati che hanno perso la vita al fronte, viene a galla. Esce in un sussurro. Una, due, tre, dieci, cento volte. Ogni volta più forte. Finchè il gusto salato delle lacrime e un grido che non posso trattenere più a lungo lottano per respingerle in fondo al cuore. Ma ormai il vaso è aperto ed è impossibile riporvi dentro il dolore che sarà la nota costante di tutti gli autunni a venire.
Perchè in quelle parole non c’è solo lo strazio della gioventù mandata al fronte come carne da macello. C’è racchiuso anche il perchè di una morte che non riesco a spiegarmi e che impiegherò anni ad accettare.

Quella di Sergio, mio fratello.
Se ne è andato senza un perchè in un tiepido mattino d’ottobre. Il suo cuore ha smesso di battere all’età di 32 anni mentre è in riunione al lavoro.
Penso non serva aggiungere altro per spiegare il senso profondo della lirica di Ungaretti.
Ma voglio aggiungere invece queste altre parole di Tiziano Terzani, che ho letto per la prima volta di lì a qualche settimana. Parole che mi hanno aiutato a superare i sensi di colpa – io, cardiopatica, che rischio una gravidanza contro tutti i pareri medici e che ora stringo felice un figlio di 6 mesi tra le braccia – e quel perchè non io? che mi è martellato in testa per anni.

Eccole!

Un giorno il califfo manda il suo Visir a sentire cosa dice la gente al bazar. Quello va e nella folla nota una donna magra e alta, avvolta in un gran mantello nero, che lo guarda fisso. Terrorizzato, il Visir scappa via. Corre dal Califfo e lo implora: “Sire, aiutami! Al bazar ho visto la Morte. E’ venuta per me. Lasciami partire, ti prego. Dammi il tuo migliore cavallo. Con quello, a tappe forzate, stasera sarò in salvo a Samarcanda”.
Il Califfo acconsente e fa portare il suo cavallo più veloce. Il Visir balza in sella e galoppa via a spron battuto.
Incuriosito, il Califfo va lui stesso al mercato. Nella folla vede la donna dal gran mantello nero e l’avvicina.
“Perchè hai fatto paura al mio Visir?” le chiede.
“Non gli ho neppure parlato”, risponde la Morte. “Ero solo sorpresa di vederlo qui, perchè il nostro appuntamento è stasera a Samarcanda.”

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28 commenti su “Pensieri d’autunno

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  7. profpalmy
    17 ottobre 2012

    Chi ha vissuto o vive un dolore grande ha una ferita sempre aperta. Sfuggirle non è possibile così come non si può sfuggire all’inesorabile appuntamento con il destino. Attraversarla giorno per giorno. Accettarla. Un lavoro di una vita. Quando pensi di esserne fuori, ti si ripresenta, magari in un’altra forma. Hai avuto coraggio e umiltà a parlarne. Forse anche io un domani lo farò. Ogni tanto faccio dei cenni, ma non è la stessa cosa.

  8. Daria
    17 ottobre 2012

    Il tuo articolo mi ha commosso, grazie delle confidenze che ti sei sentita di donarci. Un abbraccio!

  9. paola massardi
    16 ottobre 2012

    non è facile lasciare una risposta a questo post. parlare di ragione vuol dire rivolgersi alla parte di noi più razionale, che però non si accontenta, non si da pace. forse la parola che può aiutare è accettare. e l’accettazione della morte significa anche accettazione della vita, non è facile arrivarci, è la nostra meta, la nostra conquista più grande. non importa come ci si arriva, se attraverso una disciplina, attraverso una fede. arrivarci è sempre un dono. un abbraccio sincero Paola

  10. Aline SF Persempremamma
    16 ottobre 2012

    è la prima volta che passo di qui e ho letto uno dei post più emozionanti.

  11. fioly
    16 ottobre 2012

    ci sono cose che, quando le si comprende nel loro senso profondo, ci si domanda se non sarebbe stato meglio restarne all’oscuro. non siamo noi a decidere, come ci racconta Terzani.
    Posso solo mandarti un abbraccio virtuale e dirti grazie per le tue parole.

  12. Diario magica avventura
    16 ottobre 2012

    Nemmeno io mi aspettavo questo post. La tua riflessione così intima e nuda mi fa sentire il dolore di ciò che è successo. Rimango spiazzata, quante volte mi sono fatta le tue stesse domande, finchè un giorno ho rinunciato a voler capire per smettere di farmi del male. Sento in te, oltre al dolore immancabile, una consapevolezza e una forza immense. Ti mando un grande abbraccio.

  13. Lallabel
    16 ottobre 2012

    Monica … non mi sarei davvero mai aspettata di leggere queste righe. Immagino solo in modo infinitesimale come ti sei sentita nello scriverle… la casualità ha voluto che proprio stamattina io abbia sentito in radio Samarcanda di Vecchioni e leggendo ora qui sono colpita. Certi dolori non possono essere cancellati ma solo attenuati ed elaborati e qui è solo il tempo che può aiutare e la nostra forza di volontà. Da quel che ho letto tu ne hai tanta ed ora hai quel piccolo cuore che rafforza il tuo!
    Dopo essere stata qui, mi vergogno quasi di quello che ho scritto sull’autunno… ti abbraccio tanto tanto forte.

  14. viaggiebaci
    15 ottobre 2012

    ringrazio tutte per le bellissime parole che mi avete scritto e ricambio i forti abbracci che ho ricevuto come carezze balsamiche.
    ieri ho scordato di aggiungere che la più bella eredità che mi ha lasciato quel fratellino è la passione per il Tai-Chi e la filosofia orientale. Nella sua pratica sono racchiuse molte delle cose che avete già scritto voi, a partire dal fatto che la vita è cambiamento e che tutto si trasforma e nulla si distrugge. Pensate al Tao, il simbolo per eccellenza, e lì c’è già tutto. Anche le foglie che cadono per lasciar posto sui rami a nuove gemme. E’ grazie a questo, anche, se in questi 6 anni ho ritrovato il sorriso e sono la persona ottimista che abitualmente trovate sul blog. E’ che davanti al tema della staffetta di questo mese, non me la sono sentita di dire semplicemente “amo l’autunno per i suoi colori e i suoi sapori”, anche se è vero!
    Ma da “quel” autunno amo tutto più forte di prima, perchè ogni medaglia ha il suo rovescio. E quello di questa tragedia è un senso di attaccamento alla vita e una volontà di gustarne ogni minimo secondo che altrimenti non avrei mai scoperto.
    Grazie ancora e un abbraccio a chi soffre ora o sa che soffrirà per causa simile nel futuro

  15. Antonella
    15 ottobre 2012

    Ciao Monica, ero venuta qui per una comunicazione di servizio e trovo questo post. Mi ha fatta piangere, e non c’è nessuna parola da aggiungere.
    Un abbraccio Antonella

  16. Cristina
    15 ottobre 2012

    Oh, Monica… mi hai lasciata senza parole… perchè è così che si rimane davanti a quella Signora che quando ti passa accanto raggela i pensieri e lascia muti. Dopo l’angoscia, il dolore, il pianto… il Silenzio… e poi la vita di chi resta riprende, avanza, rinasce sospinta da una forza che non si può arrestare, come le foglie sugli alberi a primavera…

  17. olga
    15 ottobre 2012

    Un pensiero va a voi e a chi soffre oggi da chi, come me, sa di dover soffrir domani…un abbraccio.

  18. simona
    15 ottobre 2012

    Per fortuna per scrivere non serve la voce….. perchè la voce non c’è più, se n’è andata con con lo scorrere delle parole del tuo post, lettera dopo lettera, sillaba dopo sillaba. Io credo che dovresti scrivere….. un libro……. sarebbe pieno di poesia come solo tu sai raccontare. Simona

  19. Patrizia
    15 ottobre 2012

    Abbiamo vissuto un ‘esperienza simile. Anche io devo ancora capire.
    Un abbraccio.

  20. Nefertari
    15 ottobre 2012

    Parole struggenti.
    Non c’è bisogno di aggiungere altro perchè la poesia ne raccoglie l’essenza.
    Solo un abbraccio.

  21. Tiziana
    15 ottobre 2012

    Difficile parlare dopo le tue parole. Ho scritto e cancellato un’infinità di volte questo messaggio, mi sembravano tutte parole banali, inutili, fuori luogo. Ma tu sai quanto possa comprendere le tue parole e penso di intuire quanto ti sia costato imprimere queste lettere amare che bruciano il cuore. Vorrei darti un caldo abbraccio che ti riscaldi un pochino in questo triste autunno.

  22. Annalisa
    15 ottobre 2012

    Sono molto colpita dal tuo post. Questo periodo purtroppo porta fatalmente a questi pensieri. Bisogna pensare che le foglie cadute arricchiscono il terreno e lasciano spazio a nuove gemme. La natura ci dà sempre conforto e senso di continuità…

  23. polimena
    15 ottobre 2012

    Ti abbraccio Monica.

  24. Mammadesign
    15 ottobre 2012

    Quelle parole sono rimaste scolpite anche nella mia testa: stessa poesia imparata a memoria, stesse forti sensazioni.
    Non posso certo cambiare quello che e’ successo, e quello che ti esplode dentro in questo periodo, ma ti mando un abbraccio virtuale e un pensiero (spero) ottimista: io dentro quelle parole di Ungaretti ho sempre sentito anche lo stimolo a vivere una vita piena ed intensa, almeno finche’ le foglie rimangono sull’albero. Non ci sento disperazione e pessimismo, ma tanto tanto amore per la vita. Non lo senti, un pochino, anche tu?
    Un abbraccio grande, D.

  25. ilmondodici
    15 ottobre 2012

    Ciao, difficile commentare questi tuoi ricordi così intensi e vivi anche se parlano di morte. Ogni volta che ho incontrato questa Signora, che si è portata via parenti ma anche amici e conosconti vicini, ho osservato il suo agire spesso senza capire, ma evidentemente questa facoltà non ci è data, ho capito col tempo che farsi domande tiene con noi solo il dolore e vela i ricordi felici di una tristezza che i cari che non ci sono più non vorrebbero vederci addosso causa loro. La forza di quella poesia così breve esprime tutto il dramma che colpisce chi resta, ma l’Autunno, ci insegna la Natura è una stagione che prelude a una rinascita, tuo fratello resta con voi negli affetti, magari ogni primavera ricorderai quando giocavate insieme e ti evocherà un sorriso. E intanto la vita del tuo bimbo nato in barba ai pronostici porterà gioia prorompente nelle vostre vite, non è che si possano far bilanci tra chi scompare e chi arriva, ma un bambino aiuta sicuramente a curare le ferite dell’anima.
    Un abbraccio.

  26. Giorgia Mazzanti
    15 ottobre 2012

    un pugno allo stomaco il tuo post! Vedo che ognuno di noi ha un perchè irrisolto e martellante che fa male. Non ci sono parole di conforto ma solo lo scorrere del tempo che ci porta rassegnazione. Per fortuna la vita è anche tanta gioia e tu (ma anche le altre sopra di me) ne sei un esempio con i tuoi scritti pieni di gioia, entusiasmo e spessore. Un abbraccio virtuale come virtuale è il nostro legame ma non privo di significato. Un abbraccio anche a Valentina anche se ignoravo il suo dolore.

  27. The Family Company
    15 ottobre 2012

    Carissima, sai che le tue parole hanno per me un senso ancora più profondo, se possibile, in questo difficile momento. “Perché?”. Perché in questo modo? perché tutto questo strazio che si prolunga e ti consuma e non ti lascia scampo?
    Vorresti fermare il mondo, sperare che gli altri capiscano e ti aspettino. Ma il mondo continua a girare. E in momenti come questi ci aggrappiamo alle parole. Alle speranze. E alle persone vere.
    Ti abbraccio forte. E in questo abbraccio, spero di riuscire a sciogliere un po’ di questo dolore. Tuo e mio.

    • viaggideirospi
      15 ottobre 2012

      Grazie a entrambe per queste riflessioni.
      Rivedo ogni vostra parola negli occhi di Rospo. A distanza di un anno.
      Lui, che per me era solido e forte come una quercia, ora è più bamboo: si piega al vento, ne segue la corrente, ma grazie alla flessibilità delle suo tronco e la forza delle sue radici, non si spezza.
      Lo strazio più grande è cercare di vivere, quando senti che muori dentro.
      Ma l’autunno e poi l’inverno…non durano per sempre…il verde della primavera torna sempre a riscaldare il cuore.
      Vi abbraccio entrambe

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Questa voce è stata pubblicata il 15 ottobre 2012 da in di blog in blog, pensieri e parole con tag , , .

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