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Tra tori, cavalli bianchi e fenicotteri rosa: l’altra Camargue

Chi viaggia ad agosto deve inventarsi itinerari fuori dalle rotte comuni per poter cogliere l’anima autentica di un luogo. Così spesso scopre luoghi a cui le guide dedicano poche righe, ma che non hanno nulla da invidiare alle mete gettonate che si trovano poche decine di chilometri più in là. E’ quello che a noi è successo in Camargue, nel sud della Francia. Un’area naturale protetta che sfiora i 100 mila ettari di superficie, universalmente nota per i fenicotteri rosa, il pellegrinaggio annuale dei Rom a Saints-Maries-de-la-Mer e la città-fortezza di Aigues-Mortes, già in Linguadoca.
Proprio per evitare queste località scegliamo di dirigerci dall’altra parte, ovvero sul lato orientale dell’Etang du Vaccares. Quello che si estende tra Arles e il mare, per capirci meglio. Ed è dal ponte di Langlois, dove Van Gogh ha più volte posizionato il cavalletto tra il 1888 e il 1889, che iniziamo la scoperta dell‘altra Camargue. Una regione che ha il sapore di un’isola, abbracciata com’è dai rami del Rodano e da una cinquantina di chilometri di dune che si tuffano nel blu del Mediterraneo.

ponte di Langlois di Van Gogh

Dal ponte di Van Gogh parte una pista ciclabile e una stradina secondaria che conducono a Mas-Thibert, un pugno di case da cui seguiamo la direzione per Les -Marais-du-Vigueirat.

Les marais du Vigueirat

Man mano che lasciamo alle nostre spalle le ultime tracce della presenza umana e ci avviciniamo alle paludi, l’ambiente diventa sempre più selvaggio e ci regala distese inaspettate di viola.

flora camargue

Non è il viola che nell’immaginario collettivo fa rima con Provenza, perchè la fioritura della lavanda avviene tra metà giugno e fine luglio. E’ un viola che Madre Natura regala in abbondanza negli angoli più selvaggi di questa distesa piatta di terra, che risplende sotto un cielo azzurro e senza nuvole.
Qui, in mezzo a un nulla che oscilla tra un metro sopra e un metro sotto il livello del mare,  capisco come, tra le varie etimologie di Camargue, quella che mi piace di più – anche se non è la più riconosciuta – è “n’a cap marca”. Non c’è frontiera, in lingua occitana.

Marais du Vigueirat

L’assenza di confini è percepibile ovunque si volga lo sguardo e raggiunge l’apice quando la terra gioca a nascondino con l’acqua. Per decine di chilomtri sono solo i canneti e le mura di vegetazione spontanea l’unico ostacolo tra occhio e orizzonte.
Come accade all’interno delle Paludi di Vigueirat, in cui ora è possibile passeggiare ad un palmo dall’acqua stagnante grazie ad un sistema di passerelle create per un percorso educativo a misura di bambini.

le marais du Vigueirat

Capanni di avvistamento per giovani birdwatcher. Postazioni multimediali per spiegare la vita di rane, girini, e insetti di palude. Originali pianoforti che permettono di riprodurre le melodie di alcuni dei 150 mila uccelli migratori che ogni anno scelgono quest’area del Midì per svernare. Canne appese a formare un canneto in cui muoversi come animali tra il fruscio del vento e in cui incontrare insetti che partono all’attacco dei visitatori indesiderati. Perchè in quest’area tutto è protetto, gli animali vivono nel loro habitat naturale e nessuno può toccare nulla. Nemmeno le api che hanno scelto un gioco per bambini per creare il loro alveare e che Samir ha la sfortuna di andare, involontariamente, a disturbare. La scena che segue è simile a quella di Whinnie The Pooh che tanto ci ha fatto ridere quand’era piccolino e che vissuta nella realtà perde ogni aspetto comico.

fauna Camargue

Lasciamo le paludi con Samir in lacrime, terrorizzato da qualunque forma di insetto osi volare intorno a noi. Ci dirigiamo a sud, verso Bac de Barcarin, dove ci imbarchiamo per attraversare in pochi minuti il Grand Rhone e sbarcare nei pressi delle anonime casette operaie di Salin-de-Giraud. Siamo qui per ammirare le lagune salate, le incostrazioni biancastre del terreno e montagne di sale come il nostro baby-viaggiatore non ne ha mai viste prima. E che, immancabilmente, scambia per neve!

saline Camargue

Per la loro grandezza e ricchezza di insetti invertrebati, sono uno dei luoghi prediletti dai fenicotteri rosa. A noi colpiscono per il colore rosa-violastro degli enormi specchi d’acqua che si distendono placidi sotto il sole cocente di Provenza.

Salin-de-Giraud

Al termine della strada inizia il Domaine de la Palissade. Lo sguardo è ipnotizzato da un enorme stormo di uccelli che danzano sopra le nostre teste, mentre nelle lagune che costeggiano la strada è tutto un susseguirsi di trampolieri, avocette, beccacce e cavalieri. Ci fermiamo giusto il tempo di qualche foto perchè la prossima meta è poco più a sud. Dove la terra finisce e inizia il Mare Nostrum.

Plage de Piémanson

Nessuna aspettativa per questo litorale sabbioso a ridosso di lagune e paludi. E invece ecco qui ad attenderci l’ennesima sorpresa della giornata. Una distesa di sabbia che si perde a vista d’occhio e che riusciamo a malapena a seguire grazie ai fari che si stagliano controluce. L’acqua è inaspettatamente limpida e pulita, e la spiaggia più affollata di quanto avessimo potuto immaginare. In macchina abbiamo tutto l’occorrente, così ci concediamo un apio d’ore di meritato relax tra ponti, tunnel e castelli di sabbia. E il primo vero bagno rigenerante della stagione.

Poi riprendiamo il cammino, questa volta diretti a nord. Costeggiamo il lato orientale dell’Etang du Vaccares e inchiodiamo la macchina non appena scorgiamo il primo stormo di fenicotteri rosa.

fenicotteri rosa

E’ la prima volta che li vediamo nel loro ambiente naturale, intenti a cibarsi in perfetto equilibrio su una gamba sola e a passeggiare elegantemente su uno specchio di acqua stagnante. L’emozione è alle stelle e la gioia di sfoderare il binocolo finalmente ricompensata da una meraviglia della natura che già sappiamo rimarrà a lungo tra le scoperte più belle dell’estate.

birdwatching Camargue

Prima di riprendere la strada verso il campeggio abbiamo la fortuna di incontrare anche gli altri due animali simbolo di questa landa sospesa tra l’azzurro del  mare e quello del cielo.

cavalli bianchi
Sono i cavalli bianchi che pascolano liberi nel verde sconfinato che ci circonda e i tori camarghesi, vere star delle tauromachie che si svolgono nell’arena di Arles e nelle feste popolari dei villaggi limitrofi.

tori camarghesi

A differenza delle corride spagnole, nelle corse camarghesi non c’è spargimento di sangue e l’abilità del torero sta nel riuscire a prendere una coccarda legata tra le corna del toro. Il che lo rende uno spettacolo potenzialmente adatto anche ai bambini. Samir avrebbe tanto voluto vederne una, ma siamo arrivati ad Arles nel giorno in cui l’anfiteatro era occupato per un’altra eccitante iniziativa. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo nella prossima puntata.

Informazioni pratiche:
Il percorso didattico per bambini all’interno nel Marais du Vigueirat è aperto dall’alba al tramonto ed è gratuito. Lungo circa 500 metri, è percorribile anche con passeggini e carozzine. Nei pressi del punto informativo e di ristorazione parte anche un anello di 2,5 km che conduce alla scoperta della vita di palude, con punti di avvistamento e possibilità di noleggiare i binocoli.
Su prenotazione è inoltre possibile effettuare una visita guidata a bordo di un carretto trainato da cavalli bianchi. La visita dura circa 2 ore lungo un percorso di 8 km e costa € 15,00 a persona; gratuito fino ai 6 anni e sconto del 50% fino ai 17 anni.
Nella zona ci sono anche 4 allevamenti di tori e cavalli della Camargue.
Per raggiungere l’area protetta da Arles, imboccare la D35 in direzione Port-Saint-Louis-du-Rhone; arrivati a Mas Thibert seguire le indicazioni per Marais du Vigueirat.

Le visite guidate a cavallo sono effettuabili presso il Domaine de la Palissade, che si trova tra le saline e la Palge de Piemanson, sulla sponda occidentale del Grande Rodano.

Per arrivare alle saline de Giraud e alla spiaggia di Piemanson da Arles, seguire la D36 che si imbocca sull’altra sponda del Rodano rispetto al centro storico. Se volete arrivarci dal Marais du Vigueirat, è necessario attraversare il fiume a bordo di un traghetto che fa continuamente la spola tra le due sponde del fiume e il cui biglietto costa € 5,00 ad autovettura. Si prende a Bac de Barcarin, pochi chilometri prima di arrivare a Port Saint Louis

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15 commenti su “Tra tori, cavalli bianchi e fenicotteri rosa: l’altra Camargue

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  6. Tiziana
    17 ottobre 2012

    Sono molto legata alla Francia ma non ho mai visitato la Camargue, da molti decantata per le sue bellezze. Ora ne so ancora di più grazie al tuo racconto. Povero Samir, come lo capisco, io adulta e vaccinata, faccio fatica a mantenere un comportamento decente in presenza di insetti volanti, striscianti e con tante zampette, ha tutta la mia solidarietà 🙂

    • viaggiebaci
      17 ottobre 2012

      Io ci ero stata molti anni fa, con mio padre. questa volta mi è piaciuta di più, anche se è stata di nuovo una semplice toccata e fuga.
      Diciamo che questa storia dell’ape ha un po’ “rovinato” la magia del campeggio, perchè per un paio di giorni qualunque insetto era diventato un vero mostro. Per fortuna poi tutto si è ridimensionato …

  7. profpalmy
    17 ottobre 2012

    Ancora una volta Learning by travel! Che ricordi in questi bellissimi posti!

    • viaggiebaci
      17 ottobre 2012

      già! hai ragione …
      viaggiando non si smette mai di imparare

  8. viaggideirospi
    16 ottobre 2012

    Ci sono stata diverse volte…e la prima, rigorosamente in campeggio con i miei, avevo qualche anno in più di Samir. Ricordo splendido/comico della passeggiata a cavallo sul lungo mare…con mia mamma che parte al galoppo urlando Mauriiiiiiiiiiiiiiiii – mio padre – perchè il suo ronzino si era punto con un rovo…
    Un tuffo nei ricordi più lontani!!

    • viaggiebaci
      17 ottobre 2012

      ahahahahahah! sai che mi hai fatto venire in mente la prima volta che sono salita io su un cavallo??? Ero in vacanza studio in inghilterra, avevo 13 anni e … quel ronzino non capiva l’italiano e tantomeno il MIO inglese!!!!

  9. Vaty
    16 ottobre 2012

    Carissima,
    tu non lo sai, ma io sono innamoratissima della Camargue.
    Per ora sono in ufficio ed ho fatto scorrere solo le immagini. ritorno stasera per leggermi tutto il post. intanto volevo dirti che di sicuro sarà un post che mi entrerà nell’anima..!!

    • viaggiebaci
      16 ottobre 2012

      sei un tesoro!

      • Vaty
        17 ottobre 2012

        rieccomi! grazie per aver ricordato la bellezza di questo angolo meraviglioso della Francia. Anche noi ce ne siamo innamorati.
        Mio marito è pittore (ufficialmente ingegnere ma per passione dipinge ^_^) ed è stato lui a volerci portare in Camargue 2 anni fa. il primo viaggio si Sofia all’estero (aveva 1 anno e 3 mesi!).
        avevo visto i suoi paesaggi in dipinti ed era giunto anche a dipingere una palude (simile a una delle tue foto)! così la visita era obbligatoria.
        condivido in pieno quanto da te scritto.
        Però grazie a te scopro anche una parte che non avevo visto: quel litorale di sabbia. noi il bagno non lo potemmo fare perchè faceva freddo e rimanemmo a S. Maries de la Mer senza percorrere il litorale perchè tirava anche un grande vento.
        Come dici tu, davvero dei percorsi perfetti anche per bimbi.
        grazie Monica.

    • viaggiebaci
      17 ottobre 2012

      che bello ogni giorno scopro cose nuove su di te! Pure un marito pittore … andare con lui nel Midì francese sarà stato uno spasso incredibile!

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