Viaggi e Baci

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“Il fuggitivo”, di Olav Hergel

Se avessi letto questo libro prima di partire per la Danimarca, certamente il mio viaggio nel paese più felice d’Europa sarebbe stato diverso. E dire che l’avevo comperato proprio pochi giorni prima della partenza …
Poi, però, mi sono lasciata sedurre dalle esplorazioni del Capitano Jens Munk e dalla ricerca del fantomatico passaggio a Nord-Ovest, e così Il Fuggitivo se ne è rimasto tranquillo a sonnecchiare sugli scaffali della libreria fino ad un paio di settimane fa. Finchè, insomma, la nostalgia per la Danimarca non ha bussato alle porte del cuore e non si è fatto sentire, impellente, il bisogno di rivivere certe atmosfere, rivedere i volti della gente e risentire il profumo del mare sferzato dal vento tra le pagine di un libro.

Solo che questa volta la vicenda è ambientata ai giorni nostri e, nonostatante sia frutto d’immaginazione, alcune dichiarazioni di principio sulla politica, sui media e sull’immigrazione attribuite a personaggi del romanzo, sono state rese pubblicamente in Danimarca da persone reali, così come alcune affermazioni sono apparse in altri contesti su media danesi e internazionali. Lo dice Olav Hergel nelle sue note finali. E queste poche parole, unite alla trama del libro e alle innumerevoli possibilità di lettura e interpretazione, gettano una nuova luce – almeno ai miei occhi – su un modello di società così perfetto che fatico persino a pensare possa esistere davvero.

Hergel è un noto giornalista danese, vincitore del premio Cavling nel 2006 per un’inchiesta sui centri d’accoglienza in Danimarca. Il premio riappare in maniera preponderante nelle ultime pagine del libro, tanto da divenire il set delle vicende conclusive dell’intera storia. I meccanismi occulti del Quarto Potere, invece, vengono sezionati scrupolosamente pagina dopo pagina e offerti allo sguardo attonito del lettore per permettergli di crearsi un personalissimo Giudizio Finale.
Non stento a dubitare che il libro abbia scatenato un vespaio di polemiche, come afferma la quarta di copertina. Tra l’analisi spietata sul ruolo, le finalità e il modus operandi della stampa e della televisione, le decisioni politiche prese in materia di immigrazione dal paese che un paio di decenni fa era stato in grado di salvare migliaia di ebrei, e la gestione spietata dei profughi iracheni, per quasi 400 pagine la coscienza del lettore viene sbatocchiata come una bandiera al vento.

Il Fuggitivo, di Olav Hergel

La suddivisione dei ruoli nel romanzo è decisamente manichea e lo svolgersi delle vicende non lascia adito a dubbi sulla parte da cui bisogna schierarsi.
Eppure …
Eppure continuano a sorgere dubbi e il giudizio individuale sembra un vascello sospeso tra le onde dei due mari che si scontrano e mai si fondono al largo di Skagen, nella propaggine settentrionale dello Jutland.
Perchè il lettore sotto sotto continua a chiedersi come reagirebbe davvero, nella vita reale, se Nazir fosse un fuggitivo all’interno del proprio paese e un bel giorno bussasse proprio alla sua porta. Non a quella di un centro sociale, nè a quella di un agricoltore sinistroide e nemmeno a quelle di un reverendo dalle dichiarate simpatie razziste. Ma proprio alla sua porta, quella di colui che fino ad ora si sta semplicemente limitando a stringere tra le mani questo libro.

Nazir è un ragazzino iracheno che la morte del padre per mano degli Americani spinge al terrorismo e al rapimento di Rikke Lyngdal, una nota giornalista danese solita a schierarsi dalla parte dei più deboli e ad interpretare il giornalismo come missione di vita. Ma, dopo averle amputato un dito davanti alle telecamente, è proprio lui, spinto dagli insegnamenti del padre e da una coscienza che non lascia spazio a dubbi, a liberare Rikke. In cambio, una promessa: dichiarare alla stampa internazionale che si è trattato di una vera e propria fuga. In caso contrario, la sua morte per mano dei compagni di terrore sarà inevitabile e Rikke questo lo sa. Ed è qui che entra in scena la coscienza della giornalista e di tutti quei personaggi a cui, una volta arrivato in terra danese il famigerato terrorista, lei andrà a bussare alla porta in cerca d’aiuto. Incurante della guerra mediatica nei suoi confronti e dell’atteggiamento politically correct con cui il Governo e l’opinione pubblica seguano la sua fuga da un’isola all’altra. Perchè, per fortuna,

a volte il sussurro della coscienza è più forte dell’urlo del mondo.

Consigliato a chi crede ad ogni riga stampata sui giornali e ad ogni scena mostrata in TV, a chi difende sempre l’Occidente buono contro l’Islam cattivo, a chi sta organizzando un viaggio nella terra di Andersen e vorrebbe aprirsi uno spiraglio per guandare anche l’altro lato di questo splendido paese da favola.

Olav Hergel, Il Fuggitivo, Iperborea, 2010, pp.398, € 17,50

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