Viaggi e Baci

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“Mare al mattino” di Margaret Mazzantini

Il mare non sarà più lo stesso.
Almeno non per me.
Non dopo questo libro.

Ho sognato per mesi il prossimo tuffo tra le acque turchesi del Mediterraneo e poi, di colpo, ieri mattina mi sono ritrovata lì. Non erano le acque tranquille dei miei viaggi, quelle ritratte in migliaia di fotografie negli ultimi anni. Nemmeno quelle che piacciono a Samir, con le onde che ti spingono a riva tra mille risate. Non avevano nulla a che fare con quella distesa infinita di blu in cui amo addentrarmi per ore in solitaria, seguendo il filo di pensieri così grandi che solo così posso riversare.
Eppure, sulla carta, sono lo stesso mare …

E’ la vita che è diversa.
La mia e quella dei protagonisti di Mare al Mattino, una manciata di pagine struggenti uscite dal bisturi di Margaret Mazzantini. Non mi riesce di chiamarla penna, l’arma con cui questa scrittrice penetra a colpo secco nel cuore del lettore. Facendo centro al primo colpo, come con le pagine intrise di sangue di Venuto al Mondo.

Anche qui una storia dei giorni nostri. Una tragedia messa in atto ai confini di casa e dai più vissuta davanti al piccolo schermo e alle pagine dei giornali con quella paura egoista che in qualche modo potesse toccare anche noi. Noi che ce ne stiamo sazi e al sicuro dall’altra parte del mare. Lo stesso mare …

Angelina sa cosa vuol dire ricominciare.
Voltarsi e non vedere più niente, solo mare. Le tue radici inghiottite dal mare, senza alcuna ragione accettabile.

Lei è stata araba per 11 anni. Araba con sangue italiano, felice in quella Tripoli in cui è nata figlia di coloni del Duce. Povera gente spedita tra le dune del deserto a costruire l’Impero e poi ricacciata indietro dal dittatore venuto da Sirte.
Ci impiega una vita ad unire due lembi di terra, due lembi di tempo e a spiegare a suo figlio la storia di quei tripolitini fuggiti a bordo di un barcone la notte in cui Gheddaffi è salito al potere.

Vito guarda il mare. Sua madre un giorno gli ha detto devi trovare un luogo dentro di te, intorno a te. Un luogo che ti corrisponda.
Che ti somigli, almeno in parte.
Sua madre somiglia al mare, lo stesso sguardo liquido, la stessa calma e dentro la tempesta.

mare al mattino
Alla fine Vito ce la fa a trovare quel luogo. Per ironia della sorte lo trova per mano dello stesso dittatore e di un altro gruppo di disperati. Sono i profughi che scappano dalla Libia in fiamme mentre lui è in vacanza a Lampedusa.

Solo allora Vito aveva capito cosa intendesse suo nonno Antonio quando diceva la storia dell’uomo è la storia della sua fame. Di affamati che si spostano.
E’ la fame dei poveri, dei coloni, dei profughi. E’ la fame avida dei potenti.

Trova quel luogo nel momento in cui inizia a raccogliere sulla battigia degli oggetti portati dal mare. Tra questi c’è anche il sacchettino portafortuna che Jamila ha legato al collo di Farid, suo figlio. Farid non ce l’ha fatta ad arrivare dall’altra parte del mare, ad andare a scuola in Italia insieme agli amichetti che sono scappati prima di lui

Mentre Farid muore, Jamila continua a stringerlo, a cantare. Non vuole che gli altri se ne accorgano, ormai sono cattivi. Ha visto i corpi buttati in mare. Ha superato la vita ed è ancora lì. Sa che tutto sommato è stato meglio così, che il suo cuore abbia retto. Il terrore ormai era solo quello, morire prima del bambino, lasciarselo cadere dalle braccia. Fargli sentire la grande solitudine del mare. Il cuore nero.

Invece di andare al mare a divertirsi con gli altri ragazzi, Vito quell’estate la passa in casa. Nel magazzino degli attrezzi, a ricomporre gli avanzi dei barconi sbattuti a riva dalle onde malvagie del Mediterraneo.

Vito ha raccolto la memoria. Di una tanica blu, di una scarpa.
Qualcuno ne avrà bisogno un giorno. Un giorno, un negro italiano avrà voglia di guardare indietro il mare dei suoi antenati e di trovare qualcosa.
La traccia del passaggio. Come un ponte sospeso.

E io me ne sto inchiodata a letto, di domenica mattina, con il sale delle lacrime a ricordarmi che

Sotto il piede di ogni civiltà occidentale c’è una piaga, una colpa collettiva.
Nessun popolo che ha colonizzato un altro popolo è innocente

e a immedesimarmi con Angelina, che non vuole più nuotare nel mare dove i barconi affondano.

Consigliato a chi, come me, ha guardato le immagini dei barconi in arrivo a Lampedusa con immensa pietà, ma senza riuscire a versare una lacrima. E a chi da anni sogna un viaggio in Libia e vorrebbe sbarcare con gli occhi pronti a capire, non a giudicare.

Margaret Mazzantini, Mare al Mattino, Einaudi

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12 commenti su ““Mare al mattino” di Margaret Mazzantini

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  3. Tamerice
    22 luglio 2013

    …e io li ho visti i barconi dall’altra parte, vuoti accatastati uno sull’altro, in attesa forse….Ho sperato che fossero solo dei pescatori locali ma In effetti mi hanno fatto impressione, mi hanno fatto pensare e rabbuiare per qualche momento nonostante lo splendore e la presenza di quel mare dai bassi limpidi fondali, di un azzurro chiaro che ti fa pensare che non può che essere buono e amichevole.
    Ho attrazione e timore a leggere questo libro, un po’ perchè riapre le mie ferite e poi faccio fatica a sopportare la perdita di bambini anche solo in romanzo. Allo stesso tempo ogni cosa che riesca a rinfrescare i miei ricordi o che mi dia una descrizione con altri occhi della mia Libia è per me irresistibile. Appena mi passa davanti agli occhi zac, lo compro

    • viaggiebaci
      22 luglio 2013

      Hai capito ora perchè ho subito pensato a te quando ho iniziato a leggerlo?
      Dalla mia recensione forse non si capisce molto, ma la morte del bimbo è solo uno degli eventi che si concatenano tragicametne in questo libro, non il principale. Non che per questo faccia meno male.
      Sotto certi aspetti c’è un po’ la tua storia, costretta a lasciare la terra amata per mano del solito noto. Ma c’è pure uno spiraglio di speranza …
      leggilo: ti piacerà

  4. marilu
    22 luglio 2013

    Mi hai convinta! Sono d’accordo con te quando parli di “bisturi” come utensile da lavoro per la Mazzantini, almeno per quanto riguarda Venuto al mondo e, sembra da quello che ci racconti, anche questo.

    • viaggiebaci
      22 luglio 2013

      non mi è venuto termine più appropriato per descrivere il suo stile e sono contenta di non essere l’unica ad averlo vissuto così

  5. Chiara
    22 luglio 2013

    Io come te…non l’ho mai voluto leggere perchè pensavo fosse una delusione come “Nessuno si salva da solo”…e un po’ perchè non volevo leggere qualcosa che assomigliasse a “Venuto al Mondo” che è il libro che più ho amato nella mia vita… Ma ora a leggere queste tue righe mi sono commossa e mi sono convinta: proprio stasera dovevo andare in cenro a scegliere i libri per l’estate e “Mare al mattino” sarà uno di questi :-))

    • viaggiebaci
      22 luglio 2013

      Anche per me “Venuto al mondo” resta nella top ten dei libri che amo di più e questo non lo fa certo fuoriuscire. ma dopo la delusione del penultimo, che non sembrava nemmeno scritto da lei, qui ho ritrovato la Mazzantini che adoro.
      Aspetto di sapere poi il tuo parere

      • Chiara
        22 luglio 2013

        A me della Mazzantini era piaciuto tanto “Zorro. Un eremita sul marciapiede” …
        Ok, al ritorno dal mare ti faccio sapere 😉

  6. viaggiebaci
    22 luglio 2013

    Figurati che io è un anno e mezzo che l’ho sullo scaffale e non mi decidevo a leggerlo per paura che fosse un’altra delusione come “Nessunosi salva da solo” …
    Poi invece … beh! l’ho detto: un’altra bellissima sorpresa dalla magica penna della Mazzantini.
    fammi sapere poi se ti è piaciuto

  7. Simona
    22 luglio 2013

    Purtroppo “giudicare” è SEMPRE e troppo spesso più facile e più comodo di “capire”……… non sapevo se comprarlo……. avevo paura fosse una brutta copia di “venuto al mondo” che mi ha travolto completamente…….. invece dopo aver letto la tua recensione ho deciso di comprarlo. Grazie. Simona

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Questa voce è stata pubblicata il 22 luglio 2013 da in i miei libri con tag .

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