Viaggi e Baci

di viaggi, di libri e altre passioni

Disavventure in viaggio

La porta si è appena chiusa alle mie spalle e io, tutta emozionata per il viaggio che sta per iniziare, mi chiedo: chissà cosa ci capiterà questa volta?
Me la rido già sotto ai baffi all’idea di quello che potrebbe succederci cammin facendo, consapevole che poi saranno proprio quei piccoli inghippi le prime cose che racconterò ad amici e parenti una volta rientrata a casa. Perchè chi viaggia in modalità fai-da-te considera gli imprevisti parte integrante del viaggio, un corollario imprescindibile del pacchetto volo+quello-che-verrà.

Ho sperimentato fin troppe volte sulla mia pelle che l’ ahi, ahi, ahi! del vecchio spot Alpitur è niente in confronto a ciò che può capitare davvero durante un viaggio. Disavventure e imprevisti che non ti risparmiano nemmeno se hai un bimbo di pochi mesi appeso al collo. Anzi …
L’unico overbooking aereo in vita mia l’ho sperimentato quando Samir aveva 3 mesi. L’unico bagaglio smarrito in tanti voli è stato un pezzo-base della sua carozzina, rimasto nella stiva dell’aereo diretto a Sousse. L’unica notte in cui, per evitare di dormire in spiaggia, abbiamo accettato l’invito in casa di illustri sconosciuti, lui era nel lettone in mezzo a noi. L’unica gomma esplosa (a parte quella del tragico incidente), è quella del suo passeggino nel Museo d’Arte di Bruxelles. L’unica fuga da una regione in fiamme, quella con lui addormentato sul sedile posteriore durante l’incendio che ha devastato il Peloponneso nel 2007.

A queste disavventure pensavo i giorni scorsi mentre mi sganasciavo nel leggere i vostri racconti.
Poi, oggi, colpo di scena: per una volta vi racconto tre viaggi di quando lui ancora non c’era …

In campeggio in Sicilia, una vera “vacanza di merda”

Quella in Sicilia rimarrà per me una delle vacanze più belle fatte con i miei genitori. Non perchè ci siano mia madre, mio padre e i miei fratelli, capiamoci bene. All’epoca ho 15 anni e i miei vecchi non solo mi hanno proibito di andare in vacanza con la compagnia del mio paese, ma mi hanno pure costretta a seguirli in un campeggio sperduto nel sud della Sicilia. Il camping non ha nulla di speciale e il bungalow dove stiamo stipati in sei è un vero buco. Incandescente nelle caldissime ore diurne e senza alcuna insonorizzazione durante la notte: una vera goduria!

Il primo giorno mettiamo a letto mio fratello di due anni e quando vado a svegliarlo non solo lo trovo in un bagno di sudore, ma è anche completamente nero.
Nero: lui e le lenzuola …
Un attacco di formiche come non ne avevo mai viste prima di allora, con la Direzione impegnata a giurare che è la prima volta che viene segnalato un problema del genere. Da crederci, eh?!?!
Qualche sera dopo usciamo tutti insieme a mangiare la pizza, e sapete poi che succede? Passo la notte con la testa conficcata nel water, a rimettere l’anima intera. E’ la prima colica della mia vita … e che nessuno mi parli più di pizza con alici, capperi e olive per tutti gli anni a venire!

Comunque è qui, in questo campeggio senza arte nè parte, che conosco alcuni simpaticissimi gruppi di ragazzi con cui resterò in contatto per anni. Sono tutti maggiorenni, rigorosamente provenienti tra Catania e Caserta. Non ci pensano due volte a invitar fuori quella friulana spilungona che dimostra una volta e mezza la sua età. Ci conosciamo al pomeriggio in spiaggia, li ribecco la sera al bar del campeggio e corro subito a chiedere a mia madre se posso uscire a prendere un gelato con loro. Più passano le ore e più nuovi ragazzi si uniscono a noi. Le risate aumentano e il tempo passa senza che io me ne accorga. Immaginatevi, dunque, a chi appartiene quella camicia da notte bianca che mi aspetta come un fantasma, in piedi al buio nel bel mezzo della terrazza, quando rientro quatta quatta alle 4 di mattina … penso di non dover aggiungere altro!

non è la tenda incriminata, di cui non ho foto, ma quella delle nostre vacanze su un altra isola del Mediterraneo

Ma allora perchè vacanze di merda, vi starete chiedendo voi.
Ebbene, un paio di giorni dopo c’è un temporale improvviso. Uno di quei rovesci estivi che combinano guai.
E mentre io me ne dormo tranquilla nel mio bungalow, qualcun altro a mia insaputa sta galleggiando nella merda!
Si si, lo giuro. La mattina seguente, appena sveglia, vedo uno dei ragazzi avvicinarsi alla terrazza per salutarmi.
Come mai ve ne andate già oggi? non avevate detto che partivate sabato?
– chiedo.
Si, questi erano i programmi. Ma con la pioggia di stanotte si è rotto il tubo delle fogne vicino ai bagni e un’ondata di merda è arrivata fino alle nostre tende. Non c’è nulla che si sia salvato e non ci resta che tornare a casa. Immaginatevelo detto con tipico accento del sud e … la risata che gli ho fatto in faccia!

Bene, ora sapete perchè in campeggio non voglio mai le piazzole vicino ai bagni …

A Londra fate l’amore, non fate la guerra

Le cinque vacanze studio in Inghilterra, fatte tra i 13 e i 17 anni, sono senza ombra di dubbio il top della spensieratezza, del divertimento e delle risate fine a se stesse. Un momento magico della mia vita, per il quale sarò sempre infinitamente grata ai miei genitori. Ci saranno state sicuramente delle piccole disavventure, dei momenti difficili, delle stranezze con cui fare i conti, ma a distanza di oltre 20 anni è tutto sepolto sotto la dolce patina dei ricordi. C’è un momento, però, che non riesco ancora a dimenticare …

Siamo a Guildford, una graziosa cittadina a sud-est di Londra. E’ una serata serena, con le luci del giorno che iniziano pian piano a cedere il passo al manto di stelle. Siamo un gruppo di diciasettenni in libera uscita, con le rispettive English families che ci aspettano a casa, di lì a un’oretta. Cammino abbracciata a due ragazzi e alla mia compagna di camera, presi a cantare e scherzare come sempre. Poi di colpo mi sento spingere violentemente e girandomi vedo un ragazzotto inglese che con il viso stra-incazzato che ci grida, con tutto il fiato che ha nei polmoni, fuck you!
Gli amici davanti a noi si girano, vedono la scena e scappano a gambe levate. Uno di quelli con cui ero a braccetto, lascia la presa e ci dice scappate lontano, ci penso io ...

Non me lo faccio ripetere due volte e corro come non ho mai fatto in vita mia. Raggiungo gli altri e tutti terrorizzati ci interroghiamo sul da farsi. Siamo un gruppo di ragazzini in terra straniera, è ovvio che se si scatena una rissa saremo noi i primi indagati. Mentre ognuno lancia idee e azzarda ipotesi, ecco tornare Pietro che ci dice su, muoviamoci, andiamo via di qui. E’ meglio che ognuno torni a casa sua per stasera … A quanto pare il piantagrane è solo un venticinquenne particolarmente brillo – e gli inglesi quando bevono, non cantano, ma menano! – che dopo altri due calci a Pietro è piombato a terra. Non vi dico però con che fiato in gola percorro a piedi quel paio di chilometri che mi separano dalla mia English family.

Due anni dopo torno a Londra, questa volta da sola. Nessuna vacanza-studio, solo due settimane di vacanza per mostrare a Gabriella, una delle mie migliori amiche, la città che più amo al mondo. La faccio camminare come una pazza e non le risparmio nulla. Nemmeno l’udienza in tribunale, l’asta da Sotheby’s, la visita di una moschea, la foto con il portiere del Ritz che porta i nostri Invicta e l’ingresso nei laboratori di restauro – chiusi al pubblico – della biblioteca di Lambeth Palace. Ovviamente visitiamo anche i luoghi più noti e non ci facciamo mancare una tappa a Covent Garden, all’epoca non ancora così stra-turistica com’è oggi.

Sul piazzale antistante al grande mercato coperto ci sono vari artisti di strada che noi ci divertiamo a guardare, anche se facciamo un po’ fatica a capire cosa dicono. A un certo punto veniamo attratti dalla musica sparata a mille da un ragazzo di colore, che sta per iniziare il suo spettacolo. Ci dirigiamo verso di lui e tutte felici ci ritroviamo finalmente in prima fila. Il tipo fa un po’ di break-dance, si esibisce in qualche numero che esalta la sua prestanza fisica e poi dice qualcosa che non capisco bene. Lo vedo venire verso di me, con passo sempre più deciso, e … mi afferra la mano!

Covent garden

un momento del mio show a Covent Garden

Gabriella scoppia a ridere, mentre io non capisco cosa voglia questo tipo da me e perchè tutti stiano battendo le mani a ritmo.
Beh! nel giro di pochi minuti, insieme a un paio di ragazzini, faccio parte del suo spettacolo. Non mi risparmia proprio nulla, nemmeno di farmi distendere a terra per passare più volte sopra di me in verticale sulle mani (questa foto la posterò fra poco sul mio profilo facebook!). La mia amica se ne sta a pochi metri da me, tra il pubblico, e ride come una matta mentre scatta foto come se non esistesse un domani …

Nel bel mezzo dello spettacolo il tipo penso mi faccia dei complimenti. Lo deduco dalle risate della gente, perchè di mio non capisco proprio niente. Poi quando tutto finisce, dopo l’ennesima foto di rito, io faccio per tornare al mio post e lui mi trattiene per un braccio. Mi fa l’occhiolino e sexy-sexy mi dice what are you doing tonight?
Il mio inglese non sarà dei migliori, ma questo l’ho capito proprio bene!
Come capisco bene quanto “stronza” sia la mia amica, che continua a ridere a crepapelle mentre io non so in che modo sfuggire alle advances di quel negrone* …

Zanzibar: qualcuno mi presta un burqa?

Vacanza last-minute di qualche anno fa. Decisa così all’ultimo minuto che non riusciamo nemmeno a fare la profilassi antimalarica e a informarci su quanto c’è da sapere prima di partire. Ma certe offerte vanno prese al volo e noi non ci pensiamo due volte …

Arrivata a Zanzibar, come esco dall’aereo, vengo assalita da una folata di caldo così umido, che per poco non svengo sulla scaletta. Arriviamo nel resort prenotato e come prima cosa corro a mettermi il costume per poter fare un tuffo rigenerante. Niente da fare: l’acqua del mare sembra appena uscita dal boiler. Allora opto per la piscina – cosa che non faccio assolutamente mai nei luoghi con mare bello, ma anche qui l’acqua è come piscio. Idea! vado a farmi una doccia in camera e … mi ustiono! Mica nessuno mi aveva avvertita che i tubi sono esposti al sole e se vuoi un po’ di acqua fresca devi aprire l’acqua calda perchè, essendo scaldata solo dal boiler, è più fresca di quella che se ne è stata qualche ora dentro un tubo esposto al sole equatoriale. Va beh! lezione imparata …

Quando mi sveglio, due giorni dopo, il cielo è grigio e il mare non c’è. Effetto delle maree che ogni giorno lo rubano per un paio d’ore, regalandoci però la possibilità di camminare a piedi fino a un’isoletta che di colpo è sbucata in mezzo al mare. Tolgo il pareo, mi spalmo la protezione 30 e via che si va. Strada facendo incontriamo altri ospiti italiani del resort, iniziamo a stringere le prime amicizie e rientriamo che è già ora di pranzo. Il sole ci ha sempre osservato dietro a un velo di nubi, ma io la sera sono rossa come un pomodoro e vorrei tuffarmi in una vasca di crema Prep uscita dal freezer. Va beh! un sogno più difficile da realizzare che quello di andare a Zanzibar

Per fortuna siamo riusciti ad organizzare con i beach-boys una gita per l’indomani a bordo delle loro imbarcazioni tradizionali. Stiamo fuori tutto il giorno, con alcune ore di tragitto in mare aperto e il sole che picchia da tutte le parti. Un vero calvario, nonostante la maglietta, il pareo, la bandana e quintali di protezione totale acquistata a peso d’oro nella boutique del resort. Ci fermiamo in una spiaggia dove cucinano per noi un po’ di pesce alla griglia e ci portano vassoi giganteschi di frutta tropicale. La papaya è così buona, dolcissima, stra-matura che ne mangio una vagonata. Ignara che il giorno dopo, per festeggiare il mio trentatreesimo compleanno, me ne sarei stata tutto il giorno seduta sul water grazie all’effetto lassativo di mango e papaya. E con la faccia ridotta così** a causa dell’insolazione

insolazione solare

viso deformato da insolazione, con fronte gonfia, occhi che non si aprono e labbra raddoppiate in volume: cin, cin! è il mio compleanno …

Non vi dico cosa darei per poter indossare un burqa nel momento in cui, a pranzo, i nuovi amici iniziano a cantare tanti auguri e tutte le persone presenti sulla terrazza-ristorante si girano per vedere con i loro occhi quanto è bella la festeggiata!

Note a piè di pagina:
* immaginate la reazione di Gabriella, alcuni anni dopo, quando le racconto l’inizio della mia storia d’amore con un ragazzo di Tunisi. Secondo lei il mio legame con l’Africa era già scritto lì, sull’asfalto di Covent Garden …
** questa è la classica foto che vorresti distruggere un secondo dopo averla scattata e che giuri a te stessa che mai e poi mai, nemmeno sotto tortura, mostreresti a qualcuno. Se oggi la rendo pubblica – dopo aver scoperto che nella chiavetta USB è nominata “il mostro” – è solo perchè a rivedermi in quel modo sto ridendo come una matta e posso affermare con un bel sorriso tutto è bene, ciò che finisce bene

Potrebbero interessarti anche:
 le altre puntate de Il Senso dei Miei Viaggi
Vacanze in tenda: 10 motivi per farle con i propri figli
Week-end a Londra con un bambino di 2 anni
Viaggiare è imparare. A vivere …

Annunci

27 commenti su “Disavventure in viaggio

  1. Pingback: Come organizzare un viaggio NON organizzato | Viaggi e Baci

  2. Pingback: Candid Camera … in valigia! | Viaggi e Baci

  3. vagabondele
    10 febbraio 2014

    Ah Monica sei davero impagabile!! E Aggiungerei irriconoscibile nel secondo scatto a cui va il mio voto, anche se la terza foto mi ricorda terribilmente qualche disavventura comune 😉

  4. Seconda dai!

  5. Antonella Mazzanti
    10 febbraio 2014

    io voto la seconda, dolcissima e simpatica

  6. una donna con la valigia
    10 febbraio 2014

    Vabbè.. facciamo la seconda dai!! 🙂

  7. simona sacri
    10 febbraio 2014

    Io scelgo la seconda… anche se la terza, cara Monica, ha il suo perche’!!! 🙂

  8. robby
    8 febbraio 2014

    dunque dunque voto la terza disavventura.
    🙂

  9. alesprint
    7 febbraio 2014

    Voto la seconda! Troppo carina la tua postura, fra il divertito e “cosa ci sto a fare io qui?”

  10. Francesca Cioccoloni
    7 febbraio 2014

    Ciao,
    senz’altro quoto la terza…non fosse altro che per la foto!!! 😉

  11. federica
    7 febbraio 2014

    ah ah io voto la cascata di cacca… mi hai dato una dritta per il campeggio 🙂

  12. luna
    6 febbraio 2014

    Oddio Monica mi sto ammazzando dalle risate da sola e cerco di coprirmi un po dietro il tablet perché sono sul treno ma proprio non riesco a darmi un contegno!!!!!!
    La prima mi ha fatto morire, immaginando pure tutta la scena, la seconda mi ha fatto capire ancora una volta il valore prezioso di un amicizia, ma l ultima cara mia…è veramente da oscar con tanto di Foto segnaletica relegata in una cartella a parte sul pc!!!!
    Fantastica! No vabbè e ora quando smetto di ridere?!
    Baciiiii(certo però che pure le disavventure col piccolo, mamma mia…

  13. Annalisa
    6 febbraio 2014

    Belle tutte e tre le tue disavventure! Ma scelgo la terza, dato che insolazioni e “cagotto” hanno spesso contraddistinto anche le mie vacanze…

  14. Dany “dm” M
    6 febbraio 2014

    che fantastiche disavventure 🙂 che viaggio sarebbe senza qualche piccolo inconveniente ?? grazie per averle condiviso con noi. io quando guardo al passato ricordo con piacere i piccoli inconvenienti successi con grosse risate 🙂

    http://blogpercomunicare.blogspot.it/

  15. buaaah ah ah bellissima quella del ballerino…io sarei morta di vvergogna, però che fisicaccio !!! voto sicuramente quella foto!

  16. Alla ricerca di Shambala
    5 febbraio 2014

    ci volevano le Disavventure dei miei viaggi per far venir fuori la tua vena trash!!!
    voto il what are you doing tonight e il fisicato total black..chissà perchè 🙂 e poi come è andata a finire? tanto Riadh qui mica ci sente

    • viaggiebaci
      7 febbraio 2014

      eh,eh … in effetti non ho mai usato così tante parolacce come in questo post! Ma quando ci vuole ci vuole … anche perchè il siciliano non mi hamica detto “un’ondata di pupù” quella mattina … ahahahahah

  17. non riesco a smettere di ridere! Io voto per la terza…

  18. Patatofriendly
    5 febbraio 2014

    Io voto il bel ballerino Monica… E c’è da chiederlo?;)

  19. Norma
    5 febbraio 2014

    Aspettavo di leggere le tue disavventure e non sono rimasta delusa.
    In Sicilia sono rimasta anch’io in panne con la tenda, c’era un solo posto libero, in una buca ma non ci siamo chiesti il perché, in Sicilia non piove mai salvo quando c’eravamo noi, tenda allagata,me ne sono accorta perché il beauty alla mattina mi ha colpito in un occhio galleggiando, io me la dormivo alla grossa.
    Bellissima l’avventura a Zanzibar, sembra la mia a Hurgada, troppo sole un mattino mi sono svegliata con due occhi che sembravano quelli di una rana, veramente gonfi, occhiali e cetrioli per tutta la settimana (senza contare la dissenteria dovuta ad una gita nel deserto con relativo the), risultato un’improvvisa allergia al sole che mi sono portata avanti per qualche anno curata per fortuna con esposizioni al sole prima di ogni partenza, adoro stare al sole e questa non è stata una cura ma una scusa per fare una cosa che mi piaceva e che mi piace ancora oggi.
    Grazie di questa opportunità che ci dai, non vedo l’ora di partecipare alla prossima.
    Ciao
    Norma

  20. Monica
    5 febbraio 2014

    Monicaaaaa!!! Io scelgo la seconda per via del “prestante” e mi immagino te distesa sotto di lui!!! ahahaha Sono quelle tipiche situazioni di merda, tanto per restare in tema, che gli amici ti rinfacceranno tutta la vita. La terza no, povera, so cosa vuol dire… io sono andata all’ospedale per un’insolazione, ma quel compleanno lo ricorderai tutta la vita… hai fatto la figura della viaggiatrice sprovveduta!!! Proprio tu! La prima non riesco a immaginarmi la scena… oppure si… ma se mi fosse capitato a me, sarei ancora una iena al solo pensarci!!!!!

    • viaggiebaci
      7 febbraio 2014

      Mi credi che mentre scrivevo quella del campeggio mi sei venuta in mente proprio tu?

  21. alesprint
    5 febbraio 2014

    Grazie Monica! Una serata allegra!

  22. Antonella
    5 febbraio 2014

    Bellissime Monica, sono qui in poltrona che muoio dal ridere, mi piacciono tutte, è una scelta difficile…scelgo la terza.
    Un abbraccio.
    Antonella

Mi piacerebbe ricevere una tua cartolina, ma puoi lasciare il tuo commento anche qui:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 febbraio 2014 da in il senso dei miei viaggi con tag , .

Vuoi seguirmi anche sui social? Ehm …

Instagram
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: