Viaggi e Baci

di viaggi, di libri e altre passioni

Il senso dei miei viaggi in un unico, grande viaggio

La prima volta in Estremo Oriente. Un viaggio nato per caso e poi a lungo desiderato. Un viaggio preparato a lungo e poi lasciato al caso nei dettagli di ogni giorno. Un viaggio che mi ha regalato molto e che vorrei condividere passo a passo. Odore per odore. Suono per suono. Sapore per sapore.

Il problema è che non so davvero da dove cominciare. E soprattutto temo il numero infinito di post che dovrei scrivere per poter raccontare le emozioni fortissime provate in Indonesia. A Bali e Lombok in particolare.
Inizio dunque con una libera interpretazione del #sensomieiviaggi, il mio giochino di viaggio preferito. Apportando però qualche modifica al regolamento:

  • invece di affrontare il tema di questo mese (cosa che farò comunque presto!), voglio ripercorrere in unico post tutti i temi affrontati finora. Rigorosamente: dal primo all’ultimo.
  • non sceglierò le classiche tre foto, ma una sola foto per ogni tema (impresa per nulla semplice visto che alcuni giorni ne ho scattate quasi un migliaio!)
  • tutte le foto appartengono ai 18 giorni trascorsi in Indonesia nel mese che sta per giungere a termine

Il colore

Se dico Bali, penso al verde. Un verde così intenso da lasciarmi spesso stordita. Normalmente il verde rilassa, qui invece eccita. Mi riferisco in particolar modo all’euforia che mi pervade nel momento in cui arriviamo a Jatiluih, le scale per il cielo come i balinesi chiamano il più antico sistema di terrazzamenti dell’isola. Un luogo in cui la mano dell’uomo per una volta non ha combinato pasticci e ha modificato il paesaggio in modo a dir poco meraviglioso. Qui bastano un paio di ore di trekking per capire quanta fatica si cela dietro ogni singolo chicco di riso.

Jatiluih campi di riso a Bali

Jatiluih: campi di riso su terrazzamenti millenari

L’elemento

Vorrei dire fuoco, perchè l’Indonesia è un susseguirsi ininterrotto di vulcani e per la prima volta ne ho scalato uno per godermi il sorgere del sole dalla sua cima.
Vorrei dire terra, per la ricchezza di un suolo capace di donare in media tre raccolti di riso all’anno e una ricchezza di fiori e frutti che mi hanno lasciato più volte senza parole.
Vorrei dire aria, per quella brezza costante che rende piacevole muoversi a cavallo tra tropico ed equatore.

Gili Meno, la spiaggia di Diana Beach

il mare sul versante occidentale di Gili Meno, a Diana Beach

E invece dico acqua. L’elemento che accomuna le oltre 17 mila isole che compongono l’arcipelago indonesiano, il più grande al mondo. Un elemento che dona vita – penso alle risaie, ai laghi, alle cascate – e allo stesso tempo la toglie – penso al naufragio di un traghetto al largo di Lombok, proprio mentre noi siamo sull’isola.
Per i balinesi l’acqua è il regno delle forze demoniache, ma io per rappresentarla scelgo le trasparenze paradisiache delle Isole Gili dove, per la prima volta, ci divertiamo a inseguire le tartarughe marine …

I sapori

Essendo il mio primo viaggio in Oriente, ogni piatto è stato una scoperta. Un mix di sapori speziati, piccanti e agrodolci impossibile da dimenticare – vogliamo parlare della zuppa di curry con tofu, verdure e latte di cocco?!?
Difficile scegliere un unico piatto per rappresentare la nostra esperienza gastronomica in perenne equilibrio tra ristoranti con piatti riadattati secondo i gusti degli stranieri e bettole talmente sporche da lasciare perplesso perfino l’autista locale.

frutta tropicale

Li conosci? Sono carambola, salak, mangostano, dragon fruit, litchi e papaya

Scelgo dunque la frutta tropicale acquistata al mercato di Denpasar sul far della sera. Frutti per lo più mai visti prima, con colori improbabili, consistenza ipotetica, semi giganti o microscopici e un sapore inspiegabilmente poco zuccherino – se si eccettua mango, papaia e mangostano. Inutile dire che prima di assaggiarli ci facciamo spiegare come mangiarli. O meglio … quale parte del frutto mangiare: cosa in alcuni casi per nulla scontata!

Le pietre

Tra Denpasar (la capitale amministrativa di Bali) e Ubud (il centro culturale dell’isola) ci sono una serie di villaggi dediti all’arte e all’artigianato. Ognuno è specializzato in un particolare genere artistico e tutti producono oggetti che poi verranno utilizzati per la decorazione dei templi e per le cerimonie religiose. A Celuk si lavora l’oro e l’argento, a Mas si intaglia il legno, a Batuan si dipinge e si apprendono le danze tradizionali, a Sukavati si creano ombrellini e burattini. E a Batubulan si scolpisce la pietra

Quando penso alla pietra di Bali, mi vengono in mente i magnifici templi induisti. Alcuni costruiti in riva al mare, altri che si protendono tra le acque del lago, altri ancora lungo il pendio dei vulcani. Tutti rigorosamente in pietra e ricchi di dettagli decorativi spesso terrificanti.
A Batubulan il lavoro di certo non manca e negli ultimi anni, per far fronte alle richieste dei turisti, gli scultori hanno iniziato a differenziare la produzione creando anche sculture più vicine ai gusti occidentali. Tipo queste:

Batubulan laboratori di scultura balinese

forme orientali per gusti occidentali

I libri

A questo argomento dedicherò sicuramente un post apposito visto che per prepararmi al viaggio ho divorato quattro guide, un saggio sull’Induismo, un’autobiografia e un romanzo – ambientato in India – che ben descrive la condizione delle donne nella società induista.

Quello che mi sento assolutamente di consigliare prima di partire per l’Isola degli Dei è Una Casa a Bali, di Colin Mcphee. Un compositore canadese che negli anni Trenta lascia le comodità di casa per poter ascoltare dal vivo la musica balinese. Se ne innamora a tal punto che dopo i primi sei mesi tornerà sull’isola per altri due anni e successivamente descriverà nel dettaglio la sua esperienza e tutto ciò che ha appreso sulla cultura e la musica balinese. Impossibile non pensare a lui mentre ascolto per la prima volta un gamelan all’opera …

gamelan e musica balinese

Gamelan, la tipica orchestra indonesiana

Luoghi da sogno

Beh! qui non ho dubbi … Il luogo da sogno di questo viaggio è la mega villa con piscina in stile indonesiano che ci è stata offerta per uno scambio casa e che è stata la causa di questo viaggio. Dire meravigliosa è poco e quando posterò il resto delle foto capirai perchè. Intanto accontentati di questa:

Non manca proprio nulla: c'è pure un picolo padiglione per godere il tramonto

Non manca proprio nulla: c’è pure un piccolo padiglione per ammirare il tramonto

Volti

Forse questo è il tema più complicato da interpretare con una sola foto. Ho una collezione ricchissima di volti di uomini, donne, anziani e bambini a ricordarmi il calore e l’accoglienza di un popolo sempre sorridente e in festa perenne.
Diversamente da altre parti del mondo, a Bali la gente è felice di farsi fotografare e spesso sono proprio loro a chiederlo. Questo ovviamente lontano dalle zone turistiche.
Penso ai bambini che spalancano le porte della loro scuola gridando photo, photo! Alla famigliola in scooter che si ferma per chiederci da dove veniamo e poi si è mette in posa. Ai ragazzini in bicicletta che sfoderano i loro sorrisi migliori non appena si accorgono che l’obiettivo è puntato su di loro. All’uomo vestito di bianco che si ferma per me all’uscita dal tempio. Alla processione di donne con i cestini delle offerte elegantemente in equilibrio sulla testa. Alle guide che posano sorridenti accanto ai nostri volti felici.

Dovendo scegliere, scelgo una delle coppie di sposi felici di essere immortalate non solo dal fotografo ufficiale che incontriamo al Bali Museum di Denpasar.
Cosa ci fanno diverse coppie di sposi in un museo?
Semplice! Il servizio fotografico pre-matrimoniale per avere una bella foto per gli inviti ufficiali …

matrimonio balinese

una coppia di sposi al Museo di Denpasar!

Lo shopping

Sono pochi i turisti che visitano la capitale amministrativa di Bali e perfino Madè, il nostro autista, si stupisce della richiesta. Chi ci va si limita al bellissimo Bali Museum, ma credetemi che il mercato di Denpasar non è da meno. Un vero concentrato di umanità. La miglior scuola di cucina (o almeno di ingredienti esotici) dell’isola. Una summa di gesti, azioni e usanze così lontane dalle nostre da far invidia ai “soli” 12 mila chilometri che ci separano da casa. Ci andiamo due volte …

mercato di Denpasar

una venditrice di fiori al mercato di Denpasar

La prima volta ci limitiamo alla parte scoperta, con le montagne di frutta e verdura, la carne tagliata quasi per terra, il pesce esposto senza un cubetto di ghiaccio, le donne che intrecciano cestini per le offerte e altre che si offrono come carrelli della spesa con le loro enormi ceste in perfetto equilibrio sulla testa.

La seconda ci avventuriamo tra i meandri e gli odori della parte coperta, su più piani. Ci perseguita una donna che vorrebbe accompagnarci nelle varie botteghe per prendersi poi la percentuale sui nostri acquisti. Ignara che non sapremmo cosa farcene degli ombrellini gialli da cerimonia, i sarong coloratissimi, le pentole giganti per cucinare alle feste del tempio, i cestini già pronti per le offerte, le foglie di banano per la cottura di piatti tradizionali indonesiani e quei pesciolini essicati che emanano un fetore tale che ci fermerebbero alla dogana.

L’architettura

Templi, templi, templi e ancora templi. Uno più bello dell’altro e talvolta costruiti in posizioni stratosferiche.
Visto che mi è difficile sceglierne uno solo, abbandono la tematica sacra e scelgo questa foto del Palazzo sull’Acqua di Tirta Gangga ai piedi del vulcano Agung, il più alto dell’isola. Un tripudio di giochi d’acqua e percorsi scenografici all’aperto, con delle vasche dove è ancora possibile fare il bagno. Ovviamente Samir sceglie quella sbagliata e cade in quella con i pescioloni rossi …

Tirta gangga water palace

I giochi d’acqua nel palazzo reale di Tirta Gangga

Gli animali

Su questo argomento ci sarebbe da scrivere un libro …
Potrei iniziare con il cervo volante che per ben due volte cade a pancia in su accanto al divano dove sto leggendo un libro. Potrei continuare con il ragno grande come una mano che una sera fa visita in camera a mio papà. Ci sarebbe poi il capitolo zanzare, portatrici di malattie come malaria, dengue e compagnia bella. E poi quelli con protagonisti i cani randagi che scodinzolano ovunque e che la guida dice portatori di rabbia. Il geco che ogni sera ci dà la buonanotte. La ranocchia che ci aspetta per cena, sempre nella stessa colonna vicina al tavolo. La farfalla gigante che si appoggia sul pavimento del salotto e quelle coloratissime che svolazzano qua e là. Le due mucche usate per ripulire la spiaggia nell’esclusivo resort Novotel di Lombok. Il topo che percorre tutto il cornicione che sostiene il tetto del ristorante in cui stiamo cenando a Lovina, fermandosi ad osservare dall’alto i piatti migliori come Ratatouille nel cartone animato. La scimmia che mostra incazzatissima i denti a mio padre che vorrebbe accarezzarla mentre beve tranquilla un succo di frutta appena recuperato dal cestino dei rifiuti. Gli animaletti invisibili (pulci, pidocchi o che altro?!?) che ci pizzicano per una notte intera tra le lenzuola solo apparentemente immacolate dell’albergo in cui siamo capitati.

Per non nauseare gli spiriti sensibili, forse è meglio che per questo tema scelga i delfini che ci augurano il buongiorno al sorgere del sole nelle acque a nord di Bali. Uno degli incontri più emozionanti di tutto il viaggio …

i delfini di Lovina, a Bali

l’alba in compagnia dei delfini

Porte e finestre

Dovendo scegliere una sola foto, scelgo le porte. Quelle monumentali e chiuse nella parte superiore (diversamente dal candi bentar, la porta aperta in alto posta all’ingresso dei templi induisti) che separano il primo dal secondo cortile del tempio.
Questo tipo di porte sono in assoluto l’elemento più sfarzoso e riccamente decorato degli edifici di culto balinesi. Spesso sono affiancate da demoni e streghe in pietra raffigurati con sembianze terribili per tenere le divinità maligne lontane dall’area sacra. Allo stesso scopo serve il muro posto subito oltre l’ingresso, che i fedeli possono facilmente aggirare mentre i demoni non riescono a scansare nella loro furia distruttiva.

Pura Ulun Danau Batur a Bali

la porta del Pura Ulun Danau Batur, il tempio dedicato alla dea dei laghi e dei fiumi

I suoni

Cosa centra il tetto in paglia di riso della nostra camera da letto con il tema dei suoni?
Prova a dormirci sotto una notte anche tu e capirai …

tetto in paglia di riso

il tetto in paglia di riso della nostra camera

La villa dove soggiorniamo la prima settimana è circondata dalle risaie coltivate dagli abitanti di Cepaka, un piccolo villaggio lontano dai classici circuiti turistici. Immagina quindi il concerto di rane che accompagna i nostri sonni dal tramonto all’alba, ovvero dalle 6 di sera alle 6 di mattina. Il gracidare non è sempre uguale nel corso della notte perchè a Bali esistono tre diverse specie di rane e a quanto pare si danno i turni sul palcoscenico fuori dalla nostra camera.

Il tetto è fatto in paglia di riso, secondo la tradizionale tecnica balinese. E’ un tetto vivo. Cioè un vero rifugio per diverse specie di animali ed insetti, che sicuramente ci osservano a nostra insaputa dall’alto.
Ad esempio c’è il geko (o più di uno?), che ogni sera intona per noi quell’assolo che per notti intere non sappiamo a quale animale appartenga. E’ un verso strano, emesso quasi sempre appena spegniamo la luce. E di lì a poco … splash! arriva – passami il termine – la cagatina serale. Le ultime due notti siamo diventati talmente esperti in questo rito di purificazione intestinale da riconoscere il “suono” della sua caduta  nel buio pesto della notte.

Verso le sei del mattino il gracidare delle rane cede il passo al canto degli uccelli. Una miriade di cinguettii che non saprò mai a quale specie di uccelli tropicali appartengano, ma che mi risveglia sempre nel migliore dei modi. Sembra una musica new age. Una di quelle dove il soffio del vento cede lentamente il passo a melodiosi cinguettii e subito dopo allo scorrere placido di un ruscello.
Devo ammettere che qui non ho mai avuto nostalgia del mio CD durante gli esercizi mattuttini di Tai-Chi …

La creatività

Prima di partire avevo comperato un piccolo taccuino e in valigia avevo infilato pure la colla in stick con l’intenzione di compilare un dettagliato diario di viaggio. Povera illusa! Non ho mai trovato il tempo di aprirlo, se non durante il viaggio di ritorno per fare un elenco dei post che mi piacerebbe scrivere.

Quindi sul tema creatività sarei messa maluccio se non fosse per quel burattino acquistato in un laboratorio artigianale di Sukavati. Abbiamo avuto il piacere di parlare a lungo con l’artigiano che lo ha creato secondo le tecniche apprese dal padre. Entrambi sono anche dalang, ossia i marionettisti che danno vita alle figure che si muovono dietro al telo bianco del wayang kulit, il teatro delle ombre.

teatro delle ombre a Ubud, Bali

spettacolo di “wayang kulit” – teatro delle ombre – a Ubud

E’ bastata un’oretta in sua compagnia per imparare molte cose su un rito magico tanto in voga nella cultura indù-giavanese. E ovviamente è bastato dar vita ad alcuni dei personaggi allineati lungo le pareti della sua bottega per capire che questi burattini in pelle di bufalo finemente cesellati e colorati a mano sono il miglior souvenir per poter mettere in moto la nostra capacità affabulatoria e far partire la macchina dei ricordi quando torneremo a casa.

Gli alberi e i fiori

Non ho mai conosciuto un popolo così legato alle decorazioni floreali come i balinesi. Ogni casa ha almeno un albero di frangipane e una delle prime cose che le donne fanno al risveglio è raccoglierne i fiori da posare con gusto nei vari angoli del giardino e dell’abitazione. Per farlo utilizzano un bastone lungo, dotato di una specie di piccola forca a due punte all’estremità, con cui arrivano a cogliere anche i fiori che crescono più in alto.
Forse cadrò nel banale con la scelta di questa foto, ma è davvero il fiore che più mi ricorderà questa vacanza.

non c'è casa a Bali senza un albero di frangipane

non c’è casa a Bali senza un albero di frangipane

Il sacro

Bali è l’unica isola induista nell’arcipelago indonesiano e la sua religione si discosta parecchio dall’induismo di stampo indiano. La vita dei balinesi è scandita da doveri e riti religiosi. Ogni cerimonia è un rito propiziatorio verso gli dei e i demoni. Danze, banchetti e rappresentazioni teatrali hanno sempre un legame diretto con le celebrazioni religiose. Anche a livello urbanistico i villaggi ruotano intorno all’asse dei tre templi e non c’è casa senza un tempio di famiglia.

Uno dei momenti per me più intensi dell’intero viaggio si svolge all’interno del Bali Museum, a Denpasar.
Mentre ci spiega alcuni aspetti dei riti e dell’architettura religiosa induista, la nostra guida inizia ad intonare una preghiera che si conclude con una specie di ohhhhhmmmm. Il suono non proviene dalla gola, ma è una vibrazione interna che esce dalla bocca e si propaga quasi fino a noi che lo ascoltiamo in religioso silenzio a poche spanne di distanza. La cosa mi affascina moltissimo e inizio a bombardarlo di domande finchè non trovo il coraggio di chiedergli anche cosa fanno e cosa dicono quando pregano.

E’ così che mi ritrovo in un angolo del museo. La guida socchiude la porta del padiglione alle sue spalle, si siede su un gradino a gambe incrociate e intona per me quello che definisce il mantra più importante degli indù balinesi. Ovviamente non capisco nulla delle sue parole, ma resto incantata da ciò che vedo accadere dentro di lui. Quando riapre gli occhi e si rialza in piedi, una luce brilla nel suo sguardo e ho la percezione che qualcosa di grande sia accaduto davanti ai miei occhi.

Non so davvero come descrivere questa manciata di attimi a parole, per cui mi limito a scegliere la foto di un momento di preghiera catturato nel tempio Pura Ulun Danu Batur. E’ il secondo tempio più importante dell’isola, dedicato alla dea Dewi Danu, protettrice delle acque. Ci capitiamo nel pomeriggio di un giorno di luna piena e abbiamo la fortuna di assistere per la prima volta a una cerimonia religiosa balinese. Magico!

induismo balinese

un momento di preghiera in un tempio induista

Le disavventure

Questa volta ce n’è capitata una di grossa!
Il giorno di ferragosto Samir è in catalessi completa, con oltre 40 di febbre. Dorme per più di 16 ore di fila, incapace di tenere un occhio aperto quando lo scuotiamo. Mio padre continua a ripetermi che deve bere, ma lui è incapace di stringere in mano il bicchiere. Mi dice mamma! non sento più la mano … lasciami dormire e mentre cerco di dargli da bere con un cucchiaino mi rendo conto di quanto siamo lontani dalla “civiltà” e da ogni forma di assistenza sanitaria di tipo occidentale.

Siamo a Kuta, nella parte meridionale dell’isola di Lombok. Intorno al nostro resort – grazie a Dio per le ultime tre sere ci siamo concessi il lusso di un albergone da ricchi turisti occidentali – c’è solo il nulla. Ma IO VOGLIO un medico. Voglio qualcuno che mi dica che mio figlio non ha la malaria, la dengue o qualche altro tipo di malattia tropicale di cui ignoro perfino il nome.
Quello chiamato dall’albergo dignostica un’infezione alle vie respiratorie … mah! Comunque il giorno dopo il mio pulcino sta bene e io sono la mamma più felice del mondo. Anche grazie ai consigli via Skype del pediatra Pier, marito di una cara amica conosciuta on-line, che non smetterò mai di ringraziare.

Al nostro rientro andiamo direttamente dal pediatra, senza passare nemmeno per casa. Secondo lui potrebbe essere una qualche forma di salmonellosi (lo scopriremo nei prossimi giorni con l’esito degli esami) e prospetta un ricovero per il giorno seguente se dovesse perdere ulteriore peso oltre ai 4 chili persi in 5 giorni. Ma ciò non succede e giorno dopo giorno il mio cucciolo riprende peso e vitalità. E io con lui …

La foto scelta per questa disavventura è il “capanno” in riva al mare in cui io e Riadh ci diamo il turno nell’arco dei tre giorni quando non siamo al capezzale di Samir. Lo posto anche su Facebook: per chi lo vede da casa è l’emblema di un paradiso tropicale, a me ricorda invece la prigione dorata in cui ho vissuto un piccolo incubo!

Novotel Lombok

paradiso tropicale o incubo familiare?!?

Le strade

Dire affollate è dire poco. In 11 giorni il nostro autista ha raramente superato i 40 km/h e questo ha ovviamente condizionato non poco i nostri spostamenti. Il problema non è tanto nella condizione delle strade, ma nel traffico intensissimo. A Bali fatto soprattutto di scooter che si superano, si sfiorano, si tagliano la strada e che molte volte non rispettano nemmeno i semafori.
A Jakarta la situazione si arricchisce di enormi camion che bloccano il traffico anche per mezz’ora nel tentativo disperato di uscire da un cancello e degli angkong (una specie di risciò) che sbucano fuori dal nulla e in più occasioni ci superano e ci ri-superano.
In un altro viaggio avevo visto persone trasportate in questo modo e lo avevo considerato un gesto di grande attenzione ambientale. Ma ero in uno dei paesi civilmente più evoluti della cara vecchia Europa. Qui, invece, l’accostamento tra il lavoro del “motore umano” e l’attività in cui è impegnata la “cliente tecnologica” mi fa fare ben altri pensieri …

Angkong a Jakarta

Indonesia: mezzi di trasporto nella capitale!

Gli spettacoli

Impossibile pensare ad un viaggio a Bali senza mettere in programma uno spettacolo teatrale, una danza tradizionale e il teatro delle ombre. Ciò che noi consideriamo semplici eventi di intrattenimento, per i balinesi sono manifestazioni legate alle cerimonie religiose e alla vita sociale del villaggio. Gli spettacoli si ispirano sempre dalla tradizione religiosa induista e vengono messi in scena per compiacere Dei e Demoni o per ristabilire l’equilibrio tra le forze del Bene e quelle del Male.
Noi ne vediamo diversi e nei prossimi giorni racconterò nel dettaglio anche queste esperienze. Per ora mi limito dunque a presentare il Barong, un dio-animale che nonostante l’aspetto incarna l’essenza del Bene e della Fertilità.

Barong a Batubulan

Il Barong è una tradizionale danza sacra balinese

I cartelli

In alcuni tratti delle spiagge di Gili Meno i coralli hanno completamente ricoperto la sabbia. Se ne trovano di tutte le forme e le dimensioni e mi piace l’idea di concludere questo mio primo racconto su Bali e Lombok con un’esplicita dichiarazione d’amore

I love you

Dedico queste cartoline alle amiche blogger che partecipano mensilmente a Il Senso dei Miei Viaggi, in particolar modo a quelle che da qualche mese mi stanno aiutando a tener in vita l’iniziativa. Una menzione d’onore ovviamente va a Patrizia, così innamorata di Bali da interpretare ogni tema con almeno una foto dell’isola.

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43 commenti su “Il senso dei miei viaggi in un unico, grande viaggio

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  3. Silvana - Una mamma green
    11 settembre 2014

    Ciao! Ti leggo spesso ma non trovo mai il tempo per commentare… Stavolta però non potevo esimermi: Bali e le Gili sono state lo scenario della mia luna di miele fai da te. Un pezzo del mio cuore batte ancora lì, tra i meru indù e le risaie a terrazze. Grazie per questo post!

    • viaggiebaci
      15 settembre 2014

      Ciao Silvana,
      da quando sono rientrata ho scoperto che tantissime persone scelgono questi luoghi per la luna di miele e avendoli visitati non mi è difficile capire il perchè!
      Felice di averti fatto tornare lì in qualche modo … 🙂

  4. Audrey
    2 settembre 2014

    Ciao Monica,
    anche se non ho ancora pubblicato nulla, sono passata a salutarmi e godermi questo post magnifico. Come sai ti ho seguita da fb e ogni foto è stata la scoperta di un luogo magnifico. Mi piace per il tuo piccolo, che brutta disavventura!!! Per fortuna adesso sta bene.
    A presto

    • viaggiebaci
      2 settembre 2014

      Grazie per la visita, cara Audrey!
      Nei prossimi giorni la ricambierò anch’io, con qualche souvenir per te da questo viaggio bellissimo 🙂

  5. patrizia
    31 agosto 2014

    ciao Monica
    caspita addirittura una menzione speciale!!! grazie ed io sono così disattenta che solo ora arrivo a leggere il tuo fantastico post … devi perdonarmi, ma volevo leggerlo con calma a casa e godermi le foto perchè dal tablet la visione non è come dal computer. Monica cosa ti posso dire … un post bellissimo che mi ha fatto venire voglia di andare a casa, a Bali!!! sai ogni tanto mi sembra di sentire il profumo che solo a Bali puoi sentire e forse l’ho già detto, ma l’ultima volta che siamo stati a Bali siamo scesi dall’aereo e appena saliti sul taxi sia Tiziano che io ci siamo sentiti a casa
    grazie per aver condiviso con noi questo tuo viaggio e sono contenta di sapere che Samir si è già ripreso alla grande
    un abbraccio e a presto Patrizia

    • patrizia
      31 agosto 2014

      mi sono dimenticata di dirti che sono contenta che tu non sia riuscita a tenere un quaderno con i pensieri giornalieri perchè anch’io non ci sono mai riuscita!!! la vacanza la voglio vivere

      • viaggiebaci
        2 settembre 2014

        Eh, eh … grande dramma di tutte le vacanze!!! Parto con i migliori pensieri, e poi …
        Comunque le emozioni provate sono state così intense che sto scrivendo i post al presente, come se le avessi appena vissute. Vedi quello “sulla povertà”.

    • viaggiebaci
      2 settembre 2014

      Cara Patrizia, non sai quante volte ti ho pensato …
      Ogni tanto mi giravo, vedevo qualcosa e mi venivano in mente i tuoi contributi per #sensomieiviaggi: semplicemente meraviglioso!

  6. Bellissimo racconto! Onestamente l’oriente non mi ha mai attirato (non so perché) ma mi hai fatto venire voglia di partire ˆ_ˆ

    • viaggiebaci
      29 agosto 2014

      Capisco perchè provavo lo stesso, ora invece ho già addocchiato altri due o tre paesi che mi piacerebbe visitare. Se ce la faccio, magari aumenta anche il tuo desiderio, quindi vedrò di sforzarmi … ahahahah!

  7. francescacolantoni
    28 agosto 2014

    Ciao bellissimo questo articolo sul tuo viaggio…..anche a me piace cogliere diversi aspetti del paese che visito…….anche io mai stata in Oriente ma almeno un viaggio nella vita vorrò farlo da quelle parti e questo mi da un bello spunto……di solito si parla sopratutto di India (anche lì mai stata)……ancora complimenti

    • viaggiebaci
      28 agosto 2014

      Il mio sogno è di poter mettere piede almeno una volta in tutti i continenti prima di morire. Alcuni mi attraggono più di altri, ma a tutti voglio dare l’opportunità di farmi conoscere le loro civiltà e scardinare i miei equilibri mentali.
      Se ti interessa l’India, sto postando proprio ora la recensione di un bellissimo libro che ho appena terminato ed è ambientato proprio a Calcutta. Forte, da far stringere lo stomaco, come immagino possa essere quella città

  8. profpalmy
    28 agosto 2014

    Bellissimo e ricchissimo racconto! Un viaggio che sento molto distante da me, dalle aspettative che finora ho riversato nelle mie idee di viaggio, ma chissà…

    • viaggiebaci
      28 agosto 2014

      Credimi che per anni e anni non ho mai sentito il bisogno di spingermi fin laggiù. Poi mi è stata offerta la possibilità su un vassoio d’argento e, come sempre, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione. Il risultato?!?! Son pentita di non aver esplorato quel continente prima.
      Ma forse il bello del viaggiare è proprio questo: ricredersi delle proprie convinzioni e aprire la mente a nuove possibilità

  9. alesprint
    28 agosto 2014

    Magnifica carrellata Monica! Ho trepidato insieme a te per Samir quando ho letto della sua malattia. Ho passato anche io qualcosa di simile e so come ci si sente quando un figlio sta male ed il mondo ci crolla addosso.

    • viaggiebaci
      28 agosto 2014

      Diciamo che da mamme preferiremmo stare male noi. Vero?!?

  10. Elisabetta
    27 agosto 2014

    Il tuo modo di scrivere e la tua puntuale osservazione dei luoghi, condita dalla creatività fanno dei tuoi articoli l’eccellenza! Bellissima descrizione del viaggio indonesiano complimenti

  11. Rosita
    27 agosto 2014

    Hai descritto molto bene questo viaggio, anch’io ho viaggiato vedendo le foto e i tuoi racconti. Peccato per la disavventura, ma niente di grave.

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Grazie Rosita per aver lasciato traccia del tuo passaggio da queste parti 🙂

  12. simona sacri
    27 agosto 2014

    Senza parole…
    Il racconto in emozioni, immagini, colori, profumi, “rumori”, di un viaggio vissuto intensamente.
    Quasi come in un sogno ad occhi aperti…
    Bentornata Monica, ci sei mancata ❤️

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Grazie tesoro! E non solo per questo bel commento (e lo sai bene!)

  13. Ellis
    27 agosto 2014

    Ho viaggiato anch’io leggendo e sfogliando virtualmente queste foto. Grazie 🙂

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Grazie a te per essere passata e aver lasciato traccia della tua visita

  14. Chiara
    27 agosto 2014

    Oddio, che meraviglia questo post… Mi viene voglia di copiare l’idea per raccontare i miei Balcani… La foto del delfino è semplicemente magica… Wow!!!

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Copia, copia pure! Sai bene che questo è un giochino condiviso e aperto a mille interpretazioni. E poi sarei curiosissima ldi leggere la tua interpretazione a tema slavo

  15. robby
    27 agosto 2014

    Ciao
    ma che bel viaggio. Foto splendide.

  16. una donna con la valigia
    27 agosto 2014

    Le rane che gracidano puntualmente dalle 6 alle 6 mi ricordano qualcosa!! fantastico 🙂

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Oddio Claudia!!! Coooosa?
      Non puoi lasciarci così in sospeso …

  17. Annalisa Guarelli Pedrina
    27 agosto 2014

    Che bel post! Hai avuto proprio una bella idea a ripercorrere tutti i temi del senso dei miei viaggi…. Ti invidio molto, a parte due o tre cose tipo insetti, sporcizia e traffico. Ma potrei passarci sopra, è mio marito che non è molto flessibile!

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Infatti in due tre occasioni mi sarebbe piaciuto ci fossi anche tu … 🙂
      Ci saremmo fate certe risate 🙂 🙂 🙂
      Tu e silvia, ovviamente. Così avrei potuto conoscere tutte le specie di uccelli

  18. Vaty
    27 agosto 2014

    carissima, sono appena rientrata anch’io (ma da meno di 24 ore!) e quindo ho solo scrollato velocemente per vedere i titoli dei tuoi temi e le foto.. che dire.. che mi sono già innamorata di Bali e di questa tua vacanza che ho seguito dall’inizio alla fine.
    torno ancora a leggermi meglio ogni parola. a presto cara
    Vaty

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Eh, eh … vorrei proprio sapere che impressioni fanno ad un’orientale le mie prime impressioni a contatto con l’Oriente! Ti aspetto cara 🙂

  19. Norma Ricaldone
    27 agosto 2014

    Bellissima questa descrizione del tuo viaggio seguendo gli argomenti di #sensomieiviaggi, ci hai dato un assaggio di quello che spero presto ci farai leggere.
    Io non sono stata a Bali ma in Tailandia ed ho trovato cose molto simili.
    Persone sempre sorridenti tanto che anche dopo il ritorno sorridevo anch’io senza un motivo particolare (è durato poco però).
    Spettacoli di danze tipiche (una noia dopo un po’, musica sempre uguale), il miglior ananas mai mangiato, dei frutti buonissimi e puzzolenti che mi sono pure portata a casa (in aereo li avevano messi per ovvi motivi in una cella frigo), i metri di seta che ho comprato e che ho ancora assieme a varie statuette, i templi e le cerimonie, tutto bellissimo.
    A me la brutta avventura è capitata invece a Mauritius con mio figlio con febbre e diarrea per un’infezione intestinale, è stato visitato per la prima volta da un guaritore locale, una specie di sciamano, era guarito ma poi è tornata la febbre, la dottoressa occidentale che l’ha visto il giorno dopo gli ha dato gli antibiotici.
    Ne avevo parlato nelle disavventure dei miei viaggi, sembra dunque che capiti spesso quando si viaggia con bambini.
    Aspetto altre foto ed altri racconti oltre al tema di questo mese.
    Ciao
    Norma

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Ricordo Norma la tua disavventura, ma ora posso comprenderla ancora meglio!
      Alla Thailandia non ho mai pensato finora, ma dopo le foto di Vaty ed Elisa che circalano in questi giorni mi sa che la inserirò in wishing list: anche perchè l’ananas di Bali era pallido e senza gusto, per cui devo assolutamente rifarmi 🙂

  20. lilianamonticone
    27 agosto 2014

    Bellissimo post e soprattutto bellissimo viaggio! E se questo è solo l’inizio… aspetto gli altri!!!

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Lilianaaaaaaa … ci impiegherò una vita visto la mole di foto!!! E so che tu sai cosa intendo 🙂

      • Norma Ricaldone
        27 agosto 2014

        Chissà quante ne hai fatte, se ne ho fatte 1350 io in una settimana in Sardegna …
        Le voglio vedere tutte!

  21. alberto
    27 agosto 2014

    Gran bel viaggione, bravi. E’ un itinerario che anch’io sogno da anni, speriamo di poter presto ripercorrere le tue orme. Dove li hai beccati tutti quei delfini?

    • viaggiebaci
      27 agosto 2014

      Grazie Alberto! Te lo auguro di cuore perchè è una terra che, pur molto sviluppata turisticamente, ha ancora molto da offrire a chi sa allontanarsi un po’ dalle solite rotte …
      I delfini sono a Lovina, a nord di Bali. Ci sono stati dei momenti in cui accanto a noi nuotavano branchi con una cinquantina di esemplari …. uno spettaccolo!

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Questa voce è stata pubblicata il 27 agosto 2014 da in il senso dei miei viaggi, Indonesia con tag , .

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