Viaggi e Baci

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La povertà. Ma vuoi dirmi cosa c’è di male?

Sono cresciuta a suon di spaghetti e bisogna finire tutto perchè ci sono tantissimi bambini che muoiono di fame. Sinceramente non ho mai capito come il mio piatto vuoto potesse dar da mangiare a bambini che vivevano in paesi di cui non avevo mai sentito parlare. A dire il vero non capivo nemmeno come potessero morir di fame quei negretti con la pancia grossa grossa e le mosche sul naso che mi son stati fatti vedere in un paio di occasioni. Poi c’era quel Gesù che moltiplicava i pani e i pesci e sapeva fare un sacco di miracoli. E allora perchè non potevano far lo stesso le suore e i preti che ogni tanto spuntavano in chiesa a raccogliere soldi per i bambini delle missioni raccontandoci cose terribili?

Teoricamente alla tua età sapevo un sacco di cose sulla povertà.
Sapevo, ad esempio, dei bambini del Biafra. Non che avessi idea di dove si trovasse questo Biafra, ovviamente. A dir il vero non lo so esattamente nemmeno ora. Googolo un po’ e scopro in questo momento che in realtà la Repubblica del Biafra è esistita per soli due anni e mezzo un po’ prima che nascessi io. Cavoli è proprio vero che non si finisce mai di imparare …

Sapevo poi che i bambini poveri non vanno a scuola. Questa cosa mi dispiaceva tanto perchè alla tua età adoravo andare a scuola.
I bambini poveri sono sempre tristi. Molti non hanno la mamma e alcuni nemmeno il papà. Non hanno i giochi e non hanno mai visto la televisione. Insomma, sono proprio poveretti!
Per fortuna i bambini poveri abitavano sempre lontano o erano vissuti tanto tempo fa.

Anche mia mamma da bambina era stata un po’ povera. E mia nonna lo era stata moltissimo. Figurati che mangiava sempre e solo polenta. Due fette di salame bastavano per tutta la famiglia. Poi non aveva neanche il bagno in casa e si puliva con le foglie, mica con la carta igienica come facciamo noi. E d’inverno il bagno se lo faceva in stalla, l’unico posto caldo della casa. Va beh! queste cose un po’ le sai già anche tu perchè tua nonna non avrà certo perso occasione per raccontartele.

Una cosa però non sai!

Durante la mia infanzia mi avevano inculcato in testa talmente tante cose sulla povertà che quando ho messo piede per la prima volta nella occidentalissima e bella Tunisia sono rimasta per tutto il viaggio con gli occhi incollati al finestrino del pullman che mi stava portando dall’aeroporto di Djerba al villaggio dove avrei frequentato lo stage per diventare animatrice. Occidentalissima secondo tuo papà e altri viaggiatori che ho conosciuto dopo. Bella agli occhi di un’amica che c’era stata da piccola e mi parlava sempre di una piscina immensa.

Per me, invece, quel che vedevo fuori dal finestrino era semplicemente SCONVOLGENTE!
D’altronde per me era la prima volta in Africa. Anzi, la prima volta fuori dall’Europa.

La strada tra l’aeroporto e il nostro albergo non era asfaltata e aveva buche grosse come crateri. In Italia di strade così non ne esistevano più nemmeno quando ero piccola io.
C’era pure una capretta. Ehi, ma che dico?!?! Una, due, tre caprette. Anzi, ora che ricordo meglio, a un certo punto il pullman si è fermato per far passare un gregge di caprette su quella che avrebbe dovuto essere la nostra strada. Giuro che è stata la prima volta che ho visto caprette libere attraversare una strada in vita mia.

E sai chi le sorvegliava?

Un bambino. Un bambino più piccolo di te. Forse uno di quei bambini che non sono mai andati a scuola. Aveva la pelle come il caffelatte, i capelli con i ricciolini e un vestitino bianco e sporco lungo fino al ginocchio. Come se fosse una femminuccia.
La cosa incredibile, però, era che non aveva le scarpe. Nè lui, nè gli altri che son corsi dietro al nostro pullman gridando parole in una lingua incomprensibile. Questo sì che mi aveva davvero sconvolto. Fino a quel giorno io le persone scalze le avevo viste solo al mare. Sulla sabbia morbida, non a correre dietro a un pullman di turisti su una strada di pietruzze bianche.

Ecco il mio primo contatto vero con la povertà!
E avevo già 20 anni …

A dire il vero non so se si può chiamare davvero povertà la scena che si è svolta dall’altra parte del vetro in quell’assolato pomeriggio di maggio. So solo che quando il sabato gli organizzatori dello stage ci hanno dato la giornata libera e potevamo andare a vedere il mercato nella capitale di Djerba, io ho preferito rimanere in villaggio. Perchè tanto fuori non c’è niente, come ho sentito ripetere decine di volte dai turisti occidentali in giro per il mondo. In Kenya, a Zanzibar, a Santo Domingo, a Capo Verde. Un’affermazione che oggi odio con tutta me stessa e che a distanza di tanti anni e di migliaia di chilometri continua a farmi incazzare come una bestia. Ma quella volta è uscita di bocca proprio a me.

Questa scena del mercato-non-visitato mi torna in mente come un fulmine a ciel sereno quando saliamo in macchina dopo la nostra seconda visita al mercato di Denpasar.
La prima volta abbiamo visitato solo la parte esterna. Montagne di frutta, sacchi di fiori colorati, cesti di polli spennacchiati, molto smog e tanto baccano. La seconda, invece, ci avventuriamo all’interno e la mia euforia per quell’ammasso di oggetti improbabili e di puzze difficilmente classificabili contrasta terribilmente con il disgusto con cui salti in macchina e sbatti la portiera.

Per favore, non torniamo più qui. Fa proprio schifo!, dici sconvolto.
Perchè? ti chiedo sorpresa.
Ma non hai sentito che puzza? E non hai visto quanto sporco?
Spooooorco? Ma dove l’hai visto tutto questo sporco? ti chiedo incredula.
Per terra … non hai visto cosa c’era per terra?!?

Si! Effettivamente per terra c’era di tutto, ma i miei occhi erano catturati più dalle scene insolite e dalla bizzarra merce esposta che dal sudiciume del pavimento. Però la puzza di quelle montagne di pesciolini secchi e di altri sacchi di polveri e granuli non meglio identificati le ho sentite anch’io.
Amore, ma tu sai che questo è l’unico posto dove vengono a fare la spesa moltissime delle persone che abbiamo conosciuto in questi giorni? E poi non c’erano solo cose brutte. C’era anche questo, e poi quello e quell’altro …
Il papà invece ti rimprovera senza mezzi termini. Lui la parola schifo non la sopporta proprio, soprattutto se c’è di mezzo la roba da mangiare. E tu dovresti saperlo, ormai.

Mentre lui alza la voce per spiegarti le cose e tu con foga cerchi di far valere le tue ragioni di bambino cresciuto in un paese dove anche il mercato ha il piano haccp, a me torna in mente quella strada non asfaltata di 22 anni fa. Quei piedi scalzi e quel mercato-non-visitatoSo bene che forse non parlerai per decenni del mercato che tu invece hai visitato, ma sicuramente resterà per sempre in te. Ne ho la certezza perchè mi è successo lo stesso e l’ho scoperto oggi grazie a te.

Ammetto che non mi aspettavo questa tua reazione. Non è la prima volta che andiamo in un mercato fuori dall’Europa e, tra medine e souk, il tuo rapporto con la “povertà” è sicuramente più maturo del mio quando avevo 20 anni. Nonostante le storielle sui bambini del Biafra e compagnia bella che io sapevo a memoria e che ti ho sempre volutamente risparmiato.
Ma se non mi aspettavo questa tua reazione a Denpasar, ancora meno mi aspetto quello che avrai di lì a qualche giorno alle Isole Gili.

Le Isole Gili sono tre isolette minuscole al largo di Lombok. Noi scegliamo Gili Meno, quella che tutti dicono essere poco turistica e molto tranquilla. Sinceramente non è la mia impressione una volta scesa dalla barca, tant’è che penso subito ecco qui un altro paradiso perduto! Lungo la riva ci sono un paio di alberghi che sfiorano l’eleganza e nelle viuzze laterali un sacco di pensioncine di vario genere. I ristoranti servono pizze e pasta alla bolognese e in spiaggia ci sono anche le vucumprà con i cesti di frutta sulla testa. Insomma, i primi effetti del turismo si stanno facendo sentire anche qui.

La seconda sera vi propongo di andare a piedi nell’altro lato dell’isola per goderci il tramonto. E senza volerlo ci perdiamo …
Ci perdiamo nel loro mondo. Il mondo di quel ragazzo che ci ha accompagnato a nuotare con le tartarughe. Il mondo di quella ragazza che in spiaggia ci ha pelato il mango e qui ci viene incontro a salutarci con un bimbo appeso al collo. Il mondo in cui tornano la sera tutte le persone che durante il giorno ci servono in vario modo nella parte “turistica” dell’isola.
E’ un mondo fatto di un’unica strada polverosa, di baracche sollevate da terra, di tetti in lamiera, di galline che scorazzano dove i bambini giocano nudi, di panni stesi tra le lamiere, di soli due edifici in muratura – la moschea e la scuola. Di mucche che scorazzano qua e là. Caprette che brucano in un prato. Di cacche sparpagliate ovunque lungo la strada che per sbaglio imbocchiamo per arrivare al mare.
Un pergolato in bounganville è l’unica nota di colore in un mondo che mi appare terribilmente tetro, fatto com’è di mille tonalità di marrone impolverato che si spengono sul far della sera.

Al ritorno imbocchiamo per un po’ un’altra stradina. E’ quella che percorrono i carretti trainati dai cavalli che portano le valigie dei turisti, visto che qui non esistono automobili. E’ la strada principale rispetto a quella percorsa all’andata, ma l’atmosfera non è molto diversa.

Mentre camminiamo mi prendi la mano.
Al che ti dico hai capito cosa intendo quando ti dico che sei un bambino fortunato?
Tu non rispondi e io dopo qualche passo ti ripeto la domanda.
Ma cosa c’è di male?, mi chiedi.
Cioè?
Mi spieghi cosa c’è di male?, ripeti quasi spazientito.
Cioè Samir? Non capisco cosa vuoi dire …
Mamma non capisco cosa c’è di male ad essere poveri, dici con il tono di chi è stufo di ripetere un concetto che non vuole entrare in testa al suo interlocutore.
Non c’è niente di male ad essere poveri, amore. Vorrei solo che tu capissi quanto sei fortunato ad avere quello che hai, cerco ancora – stupidamente! – di spiegarti.
Mamma, ma perchè continui a dire così? E’ come se li prendessimo un po’ in giro e non si fa. Non c’è niente di male ad essere poveri e se dici così è come se tu pensi di essere meglio. Invece anche loro stanno bene. Hanno le galline per mangiare e non hanno nemmeno le macchine che rovinano l’aria. E poi hai visto che i bambini si divertono lo stesso? Per favore, mamma, non dire più così …

E lì muore il nostro discorso.
Mi hai già lasciato la mano e sei corso qualche passo avanti, lasciandomi lì senza parole. A pensare, per l’ennesima volta, che il mondo è molto più bello se interpretato correttamente grazie agli occhi saggi di un bambino.

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26 commenti su “La povertà. Ma vuoi dirmi cosa c’è di male?

  1. allstella
    1 settembre 2016

    Ciao! Il mese scorso sono andata in Corsica per la prima volta. Mi sono innamorata dell’isola, ho visitato dei posti meravigliosi e poco affollati seguendo… i tuoi consigli! Volevo semplicemente ringraziarti… un caro saluto!
    Stella

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  5. francie74
    23 settembre 2014

    Ciao Monica,
    avevo visto questo post quando ancora ero in Thailandia ma non ero andata oltre al titolo perché davvero non c’è stato un attimo di tregua in questo viaggio!!!
    Sembrano barzellette eppure…
    Leggerlo adesso, dopo aver provato anch’io le tue stesse inquietudini, mi fa tantissimo coraggio per affrontare questa delicata situazione. Soprattutto perché so che non mancherà molto a che torneremo in India, dove non sarà difficile svoltare l’angolo e trovarsi in un mondo “terribilmente tetro”.
    Quando ci penso mi sento una gran paura addosso, ma non per questo mi tirerò indietro quando sarà il momento, proprio perché, come dici tu alla fine, il mondo è molto più bello se interpretato correttamente grazie agli occhi saggi di un bambino.

    • viaggiebaci
      24 settembre 2014

      Cara Francesca,
      il tuo post non ha fatto che confermare la convinzione nata in questo viaggio: i nostri bimbi, abituati a lasciare i loro nidi dorati per realtà economicamente più povere, hanno una capacità di lettura e di adattamento molto più alta di noi che abbiamo scoperto la povertà in età adulta, senza più nessun filtro magico dell’infanzia a renderla digeribile.
      Ora sono curiosa di leggere il resto del tuo viaggio, anche se ti ho seguita molto su fb!

  6. Alessandra Granata
    23 settembre 2014

    …. leggo solo ora… e sempre + convinta che le cose arrivano quando è il loro momento!!
    Una grandissima lezione di vita anche per me.. che in quel “bisogna finire tutto perchè ci sono tantissimi bambini che muoiono di fame” mi ci ritrovo in pieno!! E sta sera lo dico (dopo averlo sentito per secoli da figlia) da mamma, profondamente ferita nel suo orgoglio di cuoca imbranata… perché qui non c’è verso di buttar giù qualcosa che sia diverso da un piatto di pasta in bianco… ma forse invece di spulciare un libro di cucina, dovrei osservare cosa c’è di storto altrove…

    Una volta ho sentito dire che i figli sono i nostri migliori maestri… ecco…

    Grazie di cuore a Samir e a te, per questa bellissima condivisione!!

    • viaggiebaci
      23 settembre 2014

      Oggi il mio maestro di tai-chi ha detto: “ognuno è il miglior maestro di se stesso. Purtroppo la gente teme di affidarsi a se stessa e preferisce seguire quello che altri gli dicono di fare” … forse un’altra coincidenza?!?!

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  8. gamberettarossa
    3 settembre 2014

    machebelllloooooo. la povertà è sempre una grande lezione quando è abbinata alla dignità, una delle maggiori lezioni che apprendo a ogni viaggio GRAZIE

    • viaggiebaci
      4 settembre 2014

      DIGNITA’ … ecco cos’è che colpisce maggiormente quando si affrontano viaggi in paesi “poveri”. E proprio la dignità viene brutalmente rubata a coloro che si avventurano verso i paesi ricchi in cerca di un futuro “migliore” …
      Bello spunto di riflessione, gamberetta!

  9. Mia cara amica hai fatto tornare quei pensieri…
    grandi occhi scuri, spalancati e curiosi.
    Pancini gonfi, piedi scalzi,
    tante (troppe) piccole mani imploranti.
    Loro che dovrebbero essere a scuola ma non possono andarci,
    loro che pensano che un quaderno, una penna o una maglietta sono lussi che non gli appartengono.
    Sono i primi a farsi avanti e i primi a mostrarti una realtà che muta il senso delle cose.
    Io ne avevo 24 di anni ed ho ancora bisogno di attingere da quella memoria.
    Poi c’è Samir che mi ha fatto pensare al Piccolo Principe (in tutti i sensi ), ricordi: “Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose”. Che faremmo senza i loro piccoli grandi pensieri

    • viaggiebaci
      4 settembre 2014

      Immagino tu ti riferisca al Kenya, cara Giorgia, che anch’io ho visitato a 26 anni, lasciando più di una lacrima in alcuni villaggi fuori dalle mete turistiche …

      Al Piccolo Principe non avevo minimamente pensato, ma mi sembra un bellissimo paragone. Grazie per essere passata e per il bellissimo commento

  10. TuttoLaos
    3 settembre 2014

    Bellissimo post complimenti!

  11. The Girl with the Suitcase
    3 settembre 2014

    Ma che bellezza.
    “Non c’è niente di male ad essere poveri e se dici così è come se tu pensi di essere meglio. Invece anche loro stanno bene. Hanno le galline per mangiare e non hanno nemmeno le macchine che rovinano l’aria. E poi hai visto che i bambini si divertono lo stesso? Per favore, mamma, non dire più così …”

    A me piace continuare a vedere il mondo con gli occhi di una bimba. Non c’è niente di male e voglio continuare a farlo. Non lasciamoci plasmare dal mondo creato da altri e guardiamo sempre il mondo come lo vede il nostro cuore. 🙂

    PS: grazie mille ai tuoi post provenzali, in viaggio vi ho pensati molto!

    • viaggiebaci
      3 settembre 2014

      Ho riportato le parole di Samir con tutte le sviste grammaticali della sua giovane età proprio perchè non volevo perdere nemmeno un aspetto di questa lezione di vita e spero tanto che un giorno – quando avrà inevitabilmente perso la sua “purezza” – lui venga a leggere queste parole e ci rifletta su …

      Anch’io cerco di guardare il mondo nella maniera più semplice possibile e senza pregiudizi, ma ammetto che certe volte l’educazone ricevuta e la forma mentale da occidentale sono un ostacolo da scalare. E io mi ci impegno, eh?!?!

  12. “E lì muore il nostro discorso.
    Mi hai già lasciato la mano e sei corso qualche passo avanti, lasciandomi lì senza parole. A pensare, per l’ennesima volta, che il mondo è molto più bello se interpretato correttamente grazie agli occhi saggi di un bambino.”

    Ringrazia Samir da parte mia. Per queste riflessioni e per tutte le altre che ne sono seguite. Ne avevo un gran bisogno. Tu sai. Vi abbraccio forte. Fortissimo…

  13. Annalisa Guarelli Pedrina
    1 settembre 2014

    Belle riflessioni le tue e di Norma. Niente da aggiungere. Complimenti!

  14. francesca r,
    1 settembre 2014

    bellissimo post. e non farebbe male ricordarsi che il bello c’è in qualsiasi condizione, basta volerlo e vederlo. Grazie mille, a te e a samir.

    • viaggiebaci
      2 settembre 2014

      Ne sono pienamente convinta Francesca e lo stesso dicasi per il buono. Come sempre i bambini hanno una marcia in più per aiutarci a vedere dove si trova e il bello di viaggiare e vivere con loro è proprio qui!

  15. Norma
    30 agosto 2014

    Ho letto tutto d’un fiato il tuo post (ero pure dal parrucchiere) e me lo sono gustato fino in fondo, davvero notevole.
    Mi sono posta anch’io queste domande, mi chiedevo cosa si provasse ad essere poveri, e dire che ricca non lo sono mai stata, anzi, tutt’altro anche se non ho mai patito la fame per fortuna.
    Eppure quando vedo le foto di quei bambini che non hanno niente eppure sorridono, ma non sorridono solo con la bocca (potrebbe essere un falso sorriso), loro sorridono anche con gli occhi e questo può essere solo sincero.
    Ed allora pensi che forse vivono meglio di te che corri dalla mattina alla sera, che ti viene il mal di stomaco per tutte le carognate che vedi in giro, che respiri aria malsana e non sai neppure bene quello che c’è in ciò che metti nel piatto, che ogni cosa che fai e sudi per farla ti viene tassata fino allo stremo, che … potrei ancora continuare ma finisco qua.
    Con questo non voglio dire che sarei felice nei loro panni, ormai sono troppo integrata in questa realtà per catapultarmi nella loro, sto bene qua ma capisco Samir, ci ha dato una bellissima lezione, i poveri non sono “diversi”, almeno per questo tipo di povertà (per altri poveri, come i nostri connazionali e diverso ma forse solo perché si sono trovati di punto in bianco in questa situazione), hanno solo altri parametri per valutare la qualità della vita e chi siamo noi per dire che i nostri sono migliori ?
    Ciao
    Norma

    • viaggiebaci
      30 agosto 2014

      Bellissima riflessione Norma! Tocchi così tanti tasti che mi piacerebbe averti qui sul divano con me e parlarne fino a notte fonda.
      Tu dici che non saresti felice nei loro panni e non so se nemmeno loro lo siano al 100%, anche se come dici certi sorrisi dei loro bambini – e non solo – son ben più luminosi di molti dei nostri. Eppure loro credono che nei nostri starebbero ben meglio e con questa pia illusione affrontano viaggi massacranti per poi ritrovarsi emarginati in città grige, fredde e senza alcuna prospettiva di una vita migliore. Non parlo specificatamente dei balinesi, ovviamente.

      Questo pensiero mi riporta alla mente un fatto successo proprio in Indonesia. Un giorno mio marito dice che secondo lui il prezzo richiestoci per l’acquisto di un burattino del teatro delle ombre è troppo alto, considerato lo stipendio medio della popolazione.
      Il burattino in questione è in pelle di bufalo, completamente cesellato e dipinto a mano dall’artigiano che ce lo sta vendendo, Forse 25 € sono in effetti troppi per quel pupazzo su cui abbiamo comunque contrattato un po’, ma io gli dico di darglieli e basta. Dal mio punto di vista è meglio che lui continui a fare egregiamente il suo lavoro in quella botteguccia di un paesino minuscolo piuttosto che venga in Europa a cercare un lavoro che non sarà mai così gratificante. Nè economicamente, nè socialmente. E penso che il turismo possa avere anche questa missione, oltre a quella di deturpare coste, città e tradizioni. Ma di questo ne parlerò presto, perchè ho un altro post che bolle in me …

  16. Francesca
    30 agosto 2014

    Saggio Samir!

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Questa voce è stata pubblicata il 30 agosto 2014 da in Indonesia, ipse dixit, pensieri e parole con tag , .

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