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Tre simboli dalla religione Indù-Dharma per #sensomieiviaggi

Templi ovunque, un’olimpo sovraffollato di divinità, cerimonie ad ogni ora del giorno e della notte, offerte floreali confezionate a regola d’arte, balli e musica per compiacere gli dei e combattimenti di galli per placare la brama di sangue dei demoni. Il nostro viaggio a Bali è stato una vera e propria immersione nell’induismo, una religione che fino a qualche mese fa conoscevo solo per sommi capi.
Prima di partire mi sono informata il più possibile in materia, convinta che solo capendo le credenze religiose di un popolo si può capire la sua civiltà e osservare certe scene senza pregiudizi. A maggior ragione se la meta in questione è soprannominata da tutti l’Isola degli Dei.

La religione balinese si chiama Agama Hindu Dharma, ovvero la religione delle regole. E’ un credo unico nel suo genere, nato dall’unione di elementi dell’induismo giavanese e del buddhismo mahayana con l’antico credo malese, fortemente legato alla venerazione degli avi e alle forze della natura.

Per i balinesi il mondo è diviso in due entità contrapposte (bene-male, cielo-terra, giorno-notte, vita-morte, ecc) e il compito dei fedeli è mantenere l’equilibrio nell’ordine cosmico, che si manifesta in ogni aspetto del mondo naturale e sociale. Le offerte e le preghiere, profuse più volte nell’arco della giornata, non servono dunque a favorire la vittoria del Bene sulle forze oscure del Male, ma a mantenere l’armonia tra questi due opposti.

Sanghyang Widhi Wasa, l’Essere Supremo, è colui che dispensa l’ordine nell’universo e si manifesta in diverse personificazioni. Le più importanti sono quelle della trimurti, la trinità induista: Brahma – il creatore, Vishnu – colui che dona la vita e la preserva, Shiva – colui che dà la morte e distrugge. Ognuna di queste divinità ha una o più compagne, a cui si aggiungono centinaia di altre divinità, spiriti, demoni e streghe.

Insomma, non è per nulla semplice orientarsi nell’Olimpo induista e ancor meno comprendere alcune loro credenze e cerimonie religiose. Ne sono però rimasta estremamente affascinata e quindi questo mese voglio interpretare il tema dei simboli dei miei viaggi proposto da Audrey con tre foto scattate a Bali.

Il simbolo dell’Induismo

Mamma, perchè il Dio dell’elefante ha sulla mano il simbolo del tedesco cattivo?
E’ ancora una volta Samir a farmi notare un particolare che lì per lì mi sarebbe sfuggito. Stiamo entrando in un ristorante nella baia di Jambaran, la musica è forte, il camerire ci sta già venendo incontro con l’aperitivo e io scatto una foto al volo alla statua del dio Ganesh posta all’ingresso del locale.

E’ il simbolo dell’induismo, come la croce lo è per voi , ci spiega il nostro autista.
L’indomani, al Museo di Denpasar, ritornerò sull’argomento con la nostra guida, che mi farà notare come nella svastica siano contenuti nove punti (due all’estremità di ogni braccio trasverso e uno nell’incrocio centrale della croce). E nove è il numero sacro dei balinesi.

Ganesh ivinità induismoAl di là del significato della svastica in sè, scelgo questa foto come simbolo del relativismo culturale. Sappiamo bene quale significato questo segno abbia assunto il secolo scorso nel mondo occidentale. Scoprire per caso che in molti paesi rappresenta esattamente l’opposto mi fa riflettere, ancora una volta, come ogni cosa ed ogni evento assumano un significato differente a seconda delle coordinate geografiche e della prospettiva culturale da cui vengono considerate. E viaggiare serve anche a questo …

Il rito della cremazione

Lo ammetto! Prima di partire avrei tanto voluto assistere a un rito di cremazione durante il nostro viaggio in Indonesia. Scoprire, però, che questo momento così importante e intimo nella vita di una persona e della sua comunità fa parte ormai delle escursioni proposte da alcune agenzie turistiche di Kuta e Seminyak, mi ha fatto venire il voltastomaco. E con esso se ne è andata ogni velleità al riguardo …

E’ rimasta però un’immensa curiosità per quella che è vissuta come la più grande festa nel calendario dei villaggi balinesi. Si, si … hai letto bene. A Bali la cremazione è una gran festa e le lacrime sono bandite come il peggior ostacolo nel processo di liberazione dell’anima dal corpo. Ovviamente alla base di questo comportamento c’è il concetto di samsara, ossia l’incessante ciclo di reincarnazioni a cui l’anima è destinata prima di potersi unire definitivamente con l’Essere Supremo.
Il concetto mi era abbastanza chiaro già prima della partenza. Quello che non riuscivo proprio a comprendere era come fosse possibile non versare nemmeno una lacrima per una persona amata. Parlo di un genitore, del compagno/a di una vita, del proprio figlio …

La risposta mi viene data dalla guida che pazientemente mi assiste nella discesa dalla cima del vulcano Batur. A Bali le cremazioni vengono fatte solo nei mesi e giorni ritenuti propizi a questo rito e richiedono ingenti somme di denaro. A volte passano mesi o anni prima che  i familiari riescano a racimolare i soldi necessari per festeggiare il distacco dell’anima dal corpo di un loro congiunto e la sua ascesa nel regno dei cieli. Ecco perchè la cremazione è una gran festa e come tale viene sfarzosamente celebrata da tutto il villaggio.
Al momento della morte amici e parenti possono piangere – l’importante è che le loro lacrime non cadano sul corpo del defunto -, mentre durante la cremazione ogni atto di tristezza viene rigorosamente bandito.
Mi piace questa idea del rito funebre come gioioso culmine della vita da celebrare insieme a tutto il villaggio, ma ancor di più mi piacciono i bade – le torri di cremazione – costruiti per trasportare i resti mortali dei defunti verso il luogo della cremazione.

torre di cremazione per funerale a Bali

La torre che troviamo lungo la strada una mattina deve appartenere a un membro della casta inferiore visto che quelle dei nobili raggiungono l’altezza di 10 metri e quelle dei bramini hanno 11 meru – i tetti dei templi. Sono dei veri capolavori di arte e artigianato, decorati con fiori e maschere di demoni, e richiedono mesi di lavoro per essere realizzate.
Poi, nel giro di poche ore … pluff! non resta più niente. Quale modo migliore per ricordare a chi resta che la materia è fugace e solo l’anima dura in eterno?

Il Barong

Per quanto possa sembrare strano, anche le danze e le rappresentazioni teatrali fanno parte della religiosità balinese. Tra queste scelgo il Barong che noi vediamo nella versione turistica a  Batubulan, ma che normalmente viene rappresentata solo quando la comunità di un villaggio è in serio pericolo.
La danza Barong rappresenta infatti il perenne conflitto tra Bene e Male. La lunga lotta tra il Barong e la strega Rangda, accompagnata dall’entrata in scena di strani personaggi e uomini in trance, si conclude con un nulla di fatto. Per i balinesi infatti non ci saranno mai nè vincitori nè vinti: l’importante è ristabilire l’equilibrio cosmico.

banza barong a Batubulan, Bali

Quando entra in scena il Barong, il nostro occhio occidentale lo identifica subito come simbolo del Male. I suoi occhi da indemoniato, i denti sporgenti, la capigliatura leonina e le movenze mostruose non fanno presagire nulla di buono. E invece … lui è il simbolo del Bene e la strega Rangda – che scopriremo presto ancor più spaventosa – quello del Male!
Insomma scelgo questa foto come simbolo delle apparenze che spesso ingannano.
E’ un invito a viaggiare per imparare ad andar oltre l’aspetto esterno delle cose e smettere di giudicare il mondo secondo i concetti di Bello e di Brutto, di Giusto ed Ingiusto, di Bravo e Cattivo che troppo spesso vedo prevalere intorno a me in questi giorni.

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16 commenti su “Tre simboli dalla religione Indù-Dharma per #sensomieiviaggi

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  5. fefjfefj
    12 settembre 2014

    quante cose ho scoperto attraverso questi tre simboli!

  6. Norma Ricaldone
    12 settembre 2014

    Mi era sfuggito questo post, meno male che c’è il riepilogo finale.
    Mi piacciono tutti e 3 questi simboli, il significato della svastica mi ha semplicemente stupito, non pensavo che un simbolo così negativo visto da altri occhi assumesse queste connotazioni, è proprio vero, bisogna porsi nella realtà in cui ci troviamo e possiamo trovare del bene in un simbolo che per noi rappresenta il “Male” assoluto, tutto è relativo.
    Certo che è tutto un altro mondo, molto diverso dal nostro ed hai fatto benissimo tu a partire il più informata possibile.
    Ciao
    Norma

    • viaggiebaci
      15 settembre 2014

      Quando sono rientrata mi sono informata sul significato della svastica e ho scoperto che è un simbolo antichissimo e i nazisti l’hanno scelto per tutti i valori positivi che racchiude. Poi ovviamente la loro condotta ha rovinato tutto e quel che rimane per noi è solo il simbolo del Male. Peccato!

  7. alesprint
    8 settembre 2014

    Bellissimo Monica! Non conoscevo che superficialmente questa civiltà e questa religione e tu l’hai raccontata benissimo per noi, con lo spirito giusto di chi vuole cercare di capire veramente culture tanto lontane e diverse.

    • viaggiebaci
      10 settembre 2014

      Ci sarebbero ancora moltissimi aspetti che non ho avuto modo di raccontare qui e sicuramente ancor più che non ho avuto nemmeno il modo di capire in questa occasione. Beh! magari è l’occasione giusta per farci un altro giretto di approfondimento

  8. Audrey
    8 settembre 2014

    Ciao Monica,
    scusa se passo solo ora ma questo week end non sono stata a casa. Il post che hai scritto è davvero bellissimo e denso di simboli colmi di significato, mi è piaciuto tantissimo anche perchè ci permette di conoscere meglio una civiltà diversa dalla nostra, la sua cultura e la loro religione. Ho scelto la foto che mi ha colpito di più oltre che incuriosita tantissimo.
    A presto e buon inizio settimana 😉

    • viaggiebaci
      10 settembre 2014

      Vedi un po’ io con che ritardo ti rispondo, cara …
      Ora però sono curiosissima di sapere quale foto ti ha colpito di più. Un sospetto ce l’ho … chissà se ho indovinato!!!!

  9. Agnese.C
    8 settembre 2014

    Bell’articolo. ogni tanto avere una pillola di culture lontane… per non dimenticare che facciamo parte di un enorme formicaio come l’umanità ci vuole…. è un pò il compito dei blogger di viaggi probabilmente quello di far conoscere a tutti pezzi quà e là di questo formicaio 🙂

    • viaggiebaci
      10 settembre 2014

      Le culture lontane mi affascinano moltissimo e più che una pillola vorrei farne indigestione 🙂
      Ciò che mi attrae è soprattutto la diversità rispetto ai nostri modi di sentire e di vedere e gli ostacoli che puntualmente pongono alla mia capacità di andar oltre ai pregiudizi che ognuno di noi ha.
      Grazie per il passaggio e la bella riflessione

  10. Annalisa Guarelli Pedrina
    6 settembre 2014

    Che belle cose ci hai raccontato!! Mi piace come approfondisci ogni questione e come trasformi ogni esperienza in qualcosa di istruttivo per Samir. Non c`è niente che mi urti di più di quei turisti che sanno a mala pena il nome del luogo dove sono. Ignoranti e spesso irrispettosi.

    • viaggiebaci
      10 settembre 2014

      Hai proprio ragione Annalisa! non li sopporto nemmeno io …
      E come sempre il non rispetto e le critiche gratuite sono figlie legittime dell’ignoranza!

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Questa voce è stata pubblicata il 6 settembre 2014 da in Indonesia, si apre il sipario e ... con tag , .

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