Viaggi e Baci

di viaggi, di libri e altre passioni

Per favore, chiamami pure turista

Turistaviaggiatore non mosso da motivi utilitari, bensì da scopi di svago o da interessi d’ordine culturale nei confronti dei luoghi visitati (der. dall’ingl. tour “giro, viaggio”).

Turismo: il complesso delle attività e delle organizzazioni relative a viaggi e soggiorni compiuti a scopo ricreativo o di istruzione (der. di turista).

E’ da tanto che non apro il Dizionario della Lingua Italiana (Oli e Devoto) consumato ai tempi del liceo, ma per affrontare l’argomento di oggi ho pensato fosse bene farlo. Non perché non sappia cosa vuol dire turista o turismo, tanto più che lavoro nel campo da ventidue anni. Volevo semplicemente verificare quali significati queste due paroline abbiano tuttora nelle fonti “ufficiali” della lingua italiana. 

Perché?

Perché sono una persona schietta e mi piace chiamare le cose con il loro nome. Odio chi fa lunghi giri di parole per evitarne una scomoda e ancor più chi si nasconde dietro a parole altisonanti, tecnicismi, improbabili versioni straniere di semplici concetti italiani.

Per lavoro uso spesso queste parole.
Che cosa fai nella vita? Lavoro in campo turistico.
Dov’eri ieri? Ad una fiera turistica.
Cosa farai domani? Ho appuntamento con l’assessore al turismo.
Che tipi di clienti vengono nel tuo albergo? D’inverno soprattutto uomini d’affari, dalla primavera anche molti turisti.
Di cosa avete parlato nel corso di ieri? Delle ultime novità di marketing turistico.
Dove posso acquistare i biglietti? All’ufficio del turismo.
E fin qui nulla di male.

Se però oso pronunciare queste due paroline quando parlo delle mie vacanze (sì, sì, lo so! non dovrei scrivere vacanze, ma viaggi), apriti cielo!
TURISTA diventa una parola impronunciabile. Una specie di incarnazione di tutti i mali possibili. Al solo sentirlo nominare ci sono schiere agguerrite di travel blogger e viaggiatori zaino-in-spalla che intonano vade retro, satana.

L’ho letto anche ieri sera, per l’ennesima volta. E non ci ho più visto. E’ stata la gocciolina che ha fatto traboccare un vaso già pieno da anni.
Cercando informazioni online per il prossimo xxx (non so più se chiamarlo viaggio, vacanza, soggiorno o che caspita!) sono incappata in un “diario di viaggio” di una tipa che ogni due per tre ce l’aveva con i turisti. Cioè con la potenziale ME! Quella ME che potrebbe incontrare in cima all’Empire State Building o in fila alla biglietteria dell’Alhambra il giorno che metterò per la prima volta piede a New York o in Andalusia.

Bello, non c’è che dire. Peccato ci fossero troppi turisti.
Abbiamo capito al volo che era una trappola per turisti.
Cercate di allontanarvi un po’ dalla zona centrale, è davvero troppo turistica.
E avanti così per un numero spropositato di pagine, come se lei fosse arrivata fin lì con scopi diversi dagli altri.

Ok! Se fosse l’unico caso presente in rete, poco male. Ma gran parte dei diari di viaggio che mi sono capitati sotto mano in questi giorni e numerose altre discussioni mi confermano che non è così. A quanto pare, oggi, essere chiamati turisti è l’offesa più grossa che possiate rivolgere a un viaggiatore. 
Non a uno che parte zaino in spalla e percorre a piedi tutte le Ande, eh?!? Non a chi sale sul primo treno per vivere due anni tra le tribù del Tibet. E nemmeno a chi parte per una missione in Burundi o per studiare una specie floreale in via d’estinzione in un’isoletta sperduta del Pacifico. Questi forse non si scomporrebbero nemmeno davanti a tale definizione, presi come sono a cercar di catalogare tra la mente e il cuore le emozioni accumulate in giro per il mondo.

Quelli che si offendono maggiormente sono coloro che una, due, tre, quattro volte all’anno si prendono una, due, tre, quattro settimane di ferie e vanno in un paese straniero, oltralpe o dall’altra parte del mondo. Li si riconosce facilmente, eh?!?!
Solitamente dicono di non mettere piede in Agenzia Viaggi da anni. Azz! ora che ci penso, ecco una “parola a tema” che non contiene le due paroline in questione.
I migliori affari li fanno sempre loro e se c’è da contrattare spuntano fino all’ultima goccia di sangue per risparmiare qualche centesimo di euro.
Puntano il dito con fare accusatorio contro chiunque ammetta di preferire un cinque stelle a un bed&breakfast o un ristorante stellato allo street-food.
E per carità! Non ditegli assolutamente che vi concedete qualche giorno di relax sulla spiaggia invece che #ontheroad – hashtag che arriverò presto ad odiare.

Bene. Ora io capisco che turistico abbia ormai assunto una connotazione per lo più negativa. Lo si capisce anche scendendo di qualche riga il dizionario di cui sopra:

Turistico: (…) treno t., a prezzo ridotto; classe t., nei transatlantici di lusso, la terza classe; negli aerei di linea, la classe economica; menù t., a prezzo fisso e contenuto

Forse più che negativa dovrei dire “da poveretti”. Ma allora perché è tanto presa di mira da chi viaggia low-cost e si vanta di dormire e mangiare con pochi euro? Boh … meglio non addentrarsi in altri meandri per oggi.

Torniamo dunque a noi. Immagino che sotto a tutto l’accanimento da parte di certe persone per la parola turista ci sia il desiderio – che condivido pienamente – di viaggiare in un modo più responsabile rispetto a quello che ha regnato incontrastato fino ad alcuni lustri fa e che ancora fa strage di bellezze e dignità in troppi angoli del pianeta. E’ il desiderio encomiabile di entrare in contatto con le popolazioni indigene, di assaggiare il loro cibo, di arricchire l’economia locale invece delle multinazionali, di scoprire luoghi meno noti e più autentici, di vivere esperienze uniche. Insomma, tutti desideri più che legittimi, che approvo in pieno e che guidano anche il mio peregrinare per il mondo.

E’ un po’ quello che cercano i clienti stranieri del mio albergo o le coppie che mi assoldano come guida. Molti scelgono di soggiornare nel paesino dove abito perché è poco conosciuto e questo permette loro di visitare Venezia e Verona durante il giorno per poi riemergersi in una realtà autenticamente veneta la sera. Mi invitano a sedermi con loro a colazione, a bere un caffè se mi incrociano in piazza. Trascorriamo ore a parlare del governo italiano, delle usanze locali, della mia famiglia. Mi chiedono tu dove comperi questo? e qual è il tuo ristorante preferito? Gioiscono all’idea che in città non esista un negozio di souvenir e tornano in camera con borse piene di ogni ben di Dio. Sorridono quando capiscono che a pranzo la reception sarà chiusa perché in Italia è il momento della siesta. Esultano quando riescono a farsi capire a gesti da un commerciante che parla solo dialetto. E prima di partire non osano “umiliarmi” con una mancia, ma mi regalano un libro di cui abbiamo parlato insieme o un pacchetto di thè. Insomma, si comportano più o meno come faccio io quando vado all’estero e come fanno molti dei miei amici quando sono in giro per il mondo.

E sai come li chiamo io questi clienti?
Semplicemente TURISTI!
Senza dare alcuna connotazione negativa al termine. Semplicemente li chiamo con il loro nome. In fin dei conti sono arrivati in Italia perché mossi “da scopi di svago o da interessi d’ordine culturale“, come recita il mio vecchio dizionario.

So bene che esistono altri tipi di turisti. Ci sono quelli che si muovono come pecoroni in un gregge, quelli che si stupiscono che in Italia ci sia ovunque la corrente elettrica, quelli per cui siamo solo spaghetti, mandolino e mafia, quelli che con la scusa del viaggio celano meno nobili intenzioni. Ma alla fine siamo tutti turisti, ci muoviamo tutti “a scopo ricreativo o di istruzione”, come dicono Oli e Devoto.
E’ un po’ come l’essere uomini. C’è chi ammazza, chi stupra, chi si arricchisce illegalmente, chi ruba, chi mente, chi diffama. Ma non per questo loro sono esseri umani e io – che queste cose non le faccio – no! Abbiamo semplicemente due concezioni diverse delle vita e ci comportiamo in modo diverso. Io posso solo darmi da fare perché, con il mio esempio e le mie piccole azioni quotidiane, qualcuno di loro possa aprire gli occhi e iniziare a comportarsi diversamente. Non è certo ripetendo in continuazione e con disprezzo ah! questi esseri umani che potrò darmi da fare per rendere il mondo un luogo migliore. Idem dicasi per i turisti …

Un’ultima cosa, prima di concludere.

Molti sostengono che viaggiare aiuta ad aprire la mente. Io mi permetto di aggiungere: solo se la mente è disposta a farsi aprire.
Sarà capitato anche a te di incontrare persone che sono andate ovunque senza smettere mai di criticare questo, quello e quell’altro. Avrai incontrato anche tu quelli convinti di essere sempre un passo avanti rispetto a tutte le civiltà di questo mondo. Forse conosci pure persone che in salotto esibiscono dolcissimi bambini africani appesi al collo e se per strada un negro (parola dolorosa pure questa!) gli chiede che ora è fanno finta di non sentire.

Ecco! Se viaggiando hai avuto la capacità di imparare a superare certe limitazioni mentali e hai appreso la sacra arte del rispetto – quella per cui le altre culture, religioni e usanze non vanno giudicate ma semplicemente capite – fammi un favore: smetti di criticare e deridere chi fa scelte diverse dalle tue quando è in vacanza. Non è inferiore a te, ma semplicemente diverso. E il rispetto per la diversità dovrebbe essere la prima cosa che mettiamo in valigia, indipendentemente dal fatto se amiamo definirci turisti o viaggiatori. Perché non usare dunque questa dote anche con i connazionali che vanno all’estero solo se accompagnati, che preferiscono gli all-inclusive agli ostelli o gli spaghetti al sushi?

N.B.: queste riflessioni non hanno nulla a che fare con il blog Non Chiamatemi Turista, curato da una donna che stimo e con cui sento di avere molte affinità, nella vita e nei viaggi. E soprattutto non sono state ispirate da una persona specifica, ma da una serie di atteggiamenti che ho incontrato nella vita reale e virtuale nel corso degli ultimi anni.
Spero di non aver involutamente offeso la sensibilità di alcuno e se così fosse mi scuso fin da ora. Non era nelle mie intenzioni.

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18 commenti su “Per favore, chiamami pure turista

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  5. 92 minuti di applausi!
    Hai detto tutto meglio di quanto avrei saputo fare io. Post da distribuire a tutti i “fighissimi” travel glogger come un sussidiario alle elementari.

    • viaggiebaci
      4 dicembre 2014

      Grazie per la sonora risata, dovuta anche al fatto che non capisco se “glogger” sia un tuo neologismo a cui io sto dando un significato tutto mio o sia solo un semplice refuso

      • se sei stata nei paesi del nord europa sai cos’è il glogg 😉
        e il travel glogger per me è quello che ti descrive come un’esperienza sensoriale l’aver assaggiato un comune piatto tipico, ma non al solito posto turisticissimo, ma da quello che conosce solo lui e che costa ben 20cent in meno 😉

        • viaggiebaci
          5 dicembre 2014

          ammetto tutta la mia ignoranza: non avevo mai sentito parlar di glogg fino a 5 minuti fa, ma grazie al signor G. ho rimediato subito 🙂
          e ho anche capito come mai: sono astemia all’enesia potenza e appena sento l’odor di vino scappo via 😉
          comunque la definizione di “travel glogger” mi è chiarissima e mi fa scompisciar dalle risate! Per fortuna allora che non li becco tutti io …

  6. fefjfefj
    30 novembre 2014

    Ho fatto una tesi sul turismo responsabile (forse te l’ho già detto quelle ventimila volte) e sai che ho trovato mille definizioni per mille sfumature: turismo responsabile, ecoturismo, turismo sostenibile ecc ecc ma la parola turismo resta e credo sia giusto così… Posso consigliarti un libro bello e scorrevole? Va a quel paese di Duccio Canestrini, credo ti piacerà

    • viaggiebaci
      2 dicembre 2014

      eh eh … il titolo mi ispira! grazie del consiglio. x il resto concordo con te 😉

  7. Ilaria - Just Read The World
    29 novembre 2014

    Ciao Monica,
    è vero sai?! molto spesso (anzi quasi sempre) le parole “turista” e soprattutto “turistico” vengono usate con un significato negativo. Penso sempre anche io a grupponi di persone che seguono pedissequamente gite super organizzate e pranzano in ristoranti con un menù a loro dedicato. 😀
    E quello che scrivi è giustissimo. Secondo me, l’ aspetto lodevole anche in questo tipo di viaggi è comunque la voglia di conoscere, di vedere cose nuove.
    Non capisco invece chi si butta ogni anno in bellissimi villaggi all-inclusive, ma all’ interno di realtà molto lontane dalla ricchezza. Quante volte mi è capitato di parlare con queste persone e di sentirle dire: “Il Kenia è bellissimo, ma c’è troppa povertà!”.
    Per quanto io mi sforzi non posso far a meno di considerare questi soggetti poveri dentro: sono persone a cui non interessa approfondire tutto ciò che c’è dietro al finto lusso del villaggio vacanza.
    Ma questa è un’ altra storia. 🙂

    • viaggiebaci
      30 novembre 2014

      capisco in pieno cosa vuoi dire, cara Ilaria. Proprio in Kenya, in un all-inclusive strepitoso, ho sentito dire x la prima volta ” noi non usciamo perchè fuori non c’è niente”. E pensare che i miei ricordi più belli vengono proprio da quel “fuori”!
      È un modo di viaggiare che non condivido, ma che rispetto e che non oso definire “inferiore” al mio. Sicuramente se dovessi frequentare quelle persone nella vita di tutti i giorni avremmo un sacco di altri argomenti “tabù”, ma questo non vuol dire che potrei stimarle profondamente x altre loro doti.
      Comunque hai ragione: il discorso sugli all-inclusive sarebbe davvero lunogo!

  8. alesprint
    29 novembre 2014

    Concordo completamente! Mi sono chiesta anche io più volte del perchè la parola turista avesse assunto quel significato! Ma io me lo sono solo chiesta, tu ci hai scritto sopra in maniera chiara ed articolata!

    • viaggiebaci
      30 novembre 2014

      penso che ormai il desideri di vivere “esperienze autentiche” stia diventando il nuovo trend del turismo e questo porta molti a non voler essere confusi con i grupponi che scorazzano di fretta tra una cittá e l’altra senza coglierne l’anima autentica. Anch’io preferisco star lontana da luoghi troppo affollati e quando sono all’estero non ordinerei mai gli spaghetti alla bolognese, ma personalmente non mi reputo migliore di chi lo fa e rispetto le loro scelte. Rispetto che ultimamente mi sembra stia venendo meno e la cosa mi infastidisce molto

  9. Francesca Cioccoloni
    29 novembre 2014

    Monica…avresti dovuto vedere la mia faccia quando sono arrivata in fondo al post!

    Dal momento che non pensavo proprio fosse anche lontanamente riferito a me, sono rimasta ancora più colpita dalla tua gentilezza 🙂

    • viaggiebaci
      30 novembre 2014

      infatti tu non dovresti sentirti affatto coinvolta, cara Francesca!
      Ma il fatto che il titolo del post fosse esattamente l’opposto del nome del tuo blog poteva generare sospetti nei lettori e ho preferito fugare ogni dubbio. Ho pensato a lungo al titolo e sinceramente non me ne veniva in mente un altro altrettanto in linea con l’argomento trattato!

  10. va beh…che te lo scrivo a fare?…Quoto in pieno….come al solito. Tu sai dare voce ai miei pensieri con parole chiare, schiette e sincere.

    • viaggiebaci
      29 novembre 2014

      beh! quando allora finalmente riusciremo a conoscerci potremo stare in silenzio e leggerci i pensieri semplicemente guardandoci negli occhi 😉

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Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2014 da in pensieri e parole.

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