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Pengelipuran: a spasso per un tipico villaggio balinese

Prima di scendere dall’auto chiedo a Madè se dobbiamo portare con noi il sarong.
Non serve – ci dice – Pengelipuran è solo un tipico villaggio belinese. Talmente tipico che appena apriamo la portiera della macchina veniamo avvolti da un’ondata di profumi speziati e allegre risate. Provengono dal grande padiglione alla nostra destra, dove è tutto un via vai di persone. In un angolo alcune giovani donne sono alle prese con pentoloni, taglieri e vassoi, mentre altre sono intente a posizionare le sedie di plastica verso il palco che scintilla solitario sullo sfondo. Accanto ad esso, tutti gli strumenti dell’orchestra gamelan fanno già bella mostra di sè.

Bali, cerimonia al tempio

Il sole splende alto nel cielo, più azzurro e luminoso che mai. C’è qualcosa di strano nell’aria, tra le bandiere bianche e rosse già issate per le celebrazioni del 17 agosto. Lo percepisco ovunque intorno a me, pur non riuscendo a dargli un nome. E’ qualcosa che vedo risplendere negli sguardi dei pochi uomini che incrocio strada facendo. Lo sento risuonare tra le chiacchere delle donne affaccendate intorno alla cucina allestita all’ombra del padiglione. Brilla sulle labbra del bimbo che ha appena ricevuto un dolcetto dalle mani di un’anziana signora.

Bali, cerimonia al tempio

Aria di festa! Ecco cos’è …
Semplicemente aria di festa in una realtà sociale dove la vita comunitaria del villaggio è di gran lunga più importante della vita familiare e di quella del singolo individuo.
A confermarmelo è questo ragazzo, intento in una complicata opera di vestizione all’ombra del padiglione centrale del villaggio. Più tardi ci sarà una gara di ballo – mi dice sfoderando il suo sorriso migliore – e noi ragazzi ci stiamo già preparando.

Pengelipuran, danza tradizionale balinesePochi passi più in là, la strada principale del villaggio è quasi deserta. Istintivamente giriamo a destra e iniziamo a salire verso il luogo dove so che troverò il pura puseh, il tempio dell’origine, il più importante del villaggio. Tutti i desa – villaggi – seguono infatti lo stesso schema urbanistico, dettato da una concezione cosmologica così radicata nella mentalità balinese da regolare ogni aspetto della vita e della religione locale.
Le case-fattoria si affacciano sull’unica strada principale, rigorosamente orientata verso il vulcano Agung – o le montagne, dimora degli Dei. Dall’altro lato la strada scende idealmente verso il mare, considerato il regno delle forze demoniache, e termina con il pura dalem, il tempio di Durga – la dea della morte – e degli spiriti malvagi. Poco più in là c’è il luogo delle sepolture e delle cremazioni, di cui ho già parlato qui.

Pengelipuran

a quanto pare la tecnologia è arrivata anche qui …

Come il corpo umano e l’ordine cosmico, anche il tipico villaggio balinese è diviso in tre parti e Pengelipuran non fa certo eccezione. Ogni zona ha il suo tempio e simboleggia un momento preciso nella vita dell’uomo: la nascita, la vita e la morte.
Nella parte centrale del villaggio ci sono il pura desa – il tempio dedicato a Vishnu, il padiglione per le assemblee, quello per la musica e l’arena per la lotta dei galli, fondamentale per placare la sete di sangue degli spiriti malvagi prima delle cerimonie religiose.

i templi di BaliArrivati in cima alla salita vedo un uomo vestito con il sarong e il copricapo tradizionale avviarsi lungo una stradina che si inerpica al lato del tempio. Non resisto alla curiosità di scoprire dove si stia dirigendo con quel cestino stretto tra le mani ed è così che mi ritrovo davanti ad un gruppetto di uomini intenti in attività culinarie. Posso farvi una foto? – chiedo, sperando che qualcuno capisca l’inglese. Dopo qualche minuto di sguardi reciproci, uno di loro si alza e va a chiamare l’unico uomo in grado di comprendermi. Per entrare serve il sarong – mi dice, mentre io “benedico” Madè.

Tornando sui miei passi con l’intenzione di recuperare il sarong, vengo attratta da un allegro vociare femminile. Proviene da una porta poco più in là e lo spettacolo di suoni e colori che mi aspetta è a dir poco elettrizzante:

Bali, volti di donne

Ci sono solo donne. Donne di tutte le età, sedute all’ombra di alcuni padiglioni aperti. Sono divise per fasce d’età, ognuna impegnata a raccontarsi le novità della giornata. Ci impiego alcuni minuti a capire che sono all’interno di un’altra area del tempio, tanto l’atmosfera che vi si respira è lontana dai nostri canoni di Sacro. Come se l’esperienza di ieri non mi fosse servita di lezione! Qui nessuno parla inglese e dopo alcuni sorrisi di circostanza riprendo la strada verso la parte inferiore del villaggio. Destinazione: il tempio dei morti, che mi incuriosisce sempre più e che purtroppo troviamo chiuso.

Strada facendo varchiamo l’ingresso di una casa e veniamo accolti da una famiglia del villaggio. Come sempre la mia dolce metà è molto scettica nei confronti di questa ospitalità mercenaria, ma per fortuna qui riesco a convincerlo senza grosse difficoltà. Ignara di cosa ci aspetta all’interno, oltre l’ingresso in pietra privo di cancello e gli altari del tempio domestico che spuntano come funghi dalle mura che circondano tutte le abitazioni e i villaggi balinesi. Mura erette a difesa degli spiriti malvagi più che delle mire degli uomini, per lo più impegnati a condurre una vita esemplare in previsione della reincarnazione futura.

Le case balinesi ruotano attorno ad un cortile centrale, con i diversi edifici allineati lungo il solito asse mare-monti. La casa tradizionale è molto semplice, con le pareti in foglie di palma intrecciate e il tetto in canne di bambù tagliate ad arte per proteggersi dall’acqua nella stagione delle piogge.

tipica casa balineseQui vivono i miei genitori – ci spiega il nostro ospite, che vive con la moglie e i figli piccoli nell’edificio in muratura alle sue spalle. All’interno c’è un’unica stanza con le pareti annerite dal fumo, usata sia come zona giorno che come camera da letto. Al centro, un ripiano in pietra funge sia da riscaldamento che da fornello nelle giornate di pioggia. Il letto è l’unico spazio disponibile per sedersi, circondato da qualche mensola in cui fanno bella mostra di sè poveri oggetti di uso quotidiano.

casa a BaliIl resto delle attività si svolge in padiglioni aperti come questi:

combattimento dei galli a Bali

il deposito degli attrezzi di lavoro funge anche da pollaio

villaggio balinese

al lavoro con le canne di bambù per costruire un nuovo padiglione

tipica casa balinese

la cucina all’aperto

Paghiamo il nostro obolo ai padroni di casa acquistando un piffero realizzato in canna di bambù e ci avviamo verso la macchina. Io, però, voglio tornare al tempio per scattare qualche foto e questo desiderio mi regalerà uno dei momenti più emozionanti dell’intera vacanza a Bali: la sfilata delle donne all’uscita dal tempio

Bali, cerimonia al tempio (2)

Bali, cerimonia al tempio (3)

Bali, cerimonia al tempio (1)

Bali, cerimonia al tempio (5)

Bali, cerimonia al tempio (4)E’ uno spettacolo impossibile da descrivere a parole, uno di quei momenti che resterà impresso per sempre nel mio cuore. Mi fermo ai margini della via e aspetto che tutte le donne del villaggio sfilino davanti ai miei occhi. E’ uno scambio reciproco di sguardi, sorrisi ed inchini tra un vociare femminile che si fa ad ogni istante più allegro e coinvolgente.

Solo quando sento le voci perdersi in lontananza riesco a trovare la forza di proseguire il cammino. Ignara che ad attedermi all’interno del tempio non ci saranno più gli uomini incrociati un paio di ore prima, ma il risultato del loro lavoro:

Bali, offerte agli deiPer fortuna c’è ancora il signore che parla inglese, appreso durante gli anni in cui ha lavorato a bordo di una nave da crociera. Mi viene incontro con un sorriso smagliante e mi spiega che ognuna delle 71 porzioni di cibo, disposte in semplici piatti di foglie di banano, è destinata ad un abitante del villaggio. Se le conti sono 71 anche se noi al momento siamo solo 67 – mi dice. Quelle in più sono per i bambini che stanno arrivando – e con le mani imita il pancione delle donne in gravidanza.
Nei piatti c’è un po’ di tutto: l’immancabile riso, del cibo già cotto e alcuni pezzi di carne cruda. Fra poco arriverranno gli uomini e li porteranno a casa, dove le donne li cucineranno secondo le proprie ricette.

Ma la carne da dove arriva? – chiedo incuriosita.
E’ quella dei maiali che abbiamo sacrificato agli Dei questa mattina – mi dice, come rispondendo ad una bambina. E intanto mi accompagna nell’ala del tempio dove prima c’erano le donne con i loro cestini, ora sostituite da uomini seduti a terra e intenti a preparare le ultime porzioni di cibo.

offerte agli DeiEcco cosa succede in un tipico villaggio balinese il giorno successivo alla prima notte di luna piena. Se hai la fortuna di trovarti a Bali in quei giorni, ora sai dove andare.

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2 commenti su “Pengelipuran: a spasso per un tipico villaggio balinese

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Questa voce è stata pubblicata il 15 dicembre 2014 da in Indonesia con tag .

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