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“Zorro. Un eremita sul marciapiede” di Margaret Mazzantini

Zorro, Margaret MazzantiniHo sempre snobbato questo libro della Mazzantini con quella superficialità da lettrice della domenica e di conformista stagionata che fatico a riconoscere mia. E so pure bene dov’era l’inghippo: risiede tutto lì, in quel titolo che ricorda vecchi pomeriggi d’infanzia e in una copertina a prima vista per nulla affascinante. Insomma, il problema è tutto nella mia incapacità di andare oltre alle apparenze, nonostante spesso mi vanti del contrario.
Non era bastato nemmeno sapere che non si trattava di un romanzo, ma di un pezzo teatrale scritto per il marito Sergio Castellito. Anzi, questa particolarità aveva pure peggiorato le cose perché non amo leggere testi di teatro.

Eppure per inaugurare il regalo di Babbo Natale – altro oggetto a cui per anni ho guardato con sospetto e malcelato disprezzo! – ho subito pensato a lei. O forse dovrei dire a lui, Zorro. Perchè di lei ho già letto tutto e questo era veramente l’unico libro che mi mancava alla collezione. Quale occasione migliore del mio primo e-reader per farlo dunque entrare in casa dalla porta di servizio?

Ed è così che, ancora una volta, questa donna è stata capace di sorprendermi!
Sorprendermi e ammaliarmi con la storia di un uomo che agli occhi del mondo ha perduto ogni possibile forma di dignità. Una dignità che invece la Mazzantini è capace di far riemergere piano piano, in un monologo che oscilla pericolosamente tra le risate di un pazzo e le riflessioni di un filosofo.

Voi non ci crederete, ma io qui, non sempre ma certe volte, dal nero, mi son visto davanti la gioia. Allora mi dico: vedi, Zorro, ognuno ha la sua favola, e questa è la tua, solo tua. Loro non lo sanno, non lo immaginano a vederti ridotto così, e questo è il bello. Perchè il sogno è bello in solitudine, stretto nelle mani nude, magari sporche, magari dure, che quando le strofino fanno un rumore di cartone

Una mattina ti svegli e t’accorgi che un po’ di vita ti è tornata dentro, magari dal buco di un sogno, o dal buco di una bottiglia. Ti scacci una mosca dalla fronte, che fino a un attimo prima la lasciavi stare. Apri gli occhi e sei neo-nato, nel basso, nella merda, ma sei neo-nato. E questa vita qua la rispetti più dell’altra. Sei piccolo, bisognoso, ma già sapiente. Non ti fregano più con il superfluo, con i fuochi d’artificio. Hai mano un nocciolo di pesca, chiudi il pugno, è tutto quello che ti serve.

Non lo si riconosce quasi, qui, lo stile della Mazzantini. Lei sempre così cruda, tagliente, incazzata con i suoni del mondo. Ad ogni suo romanzo mi sono sempre chiesta come fa una donna ad usare parole affilate come lame per descrivere storie non meno taglienti. E poi oggi scopro che anche lei ha una vena lirica, poetica, femminile, dolcissima. E l’ha riservata in esclusiva per Zorro, un senzatetto che resterà ai miei occhi tra i suoi personaggi migliori e più emblematici.

Insomma, un libro letto in un paio d’ore che consiglio di cuore. E se ti piace la tematica di questi uomini che, con un colpo d’ali, hanno perso tutto per conquistare forse qualcosa in più, ti consiglio di abbinarlo a Il Sole dei Morenti di Jean-Claude Izzo. In poche pagine avrai un meraviglioso dittico di una realtà sociale oggi così diffusa e potenzialmente alla portata di tutti, a cui però raramente la letteratura guarda con attenzione e tanta passione. E noi ancora meno!

C’è un regalo che la strada ti fa: ti regala il tempo. Ti sembra un regalo brutto, solo noia, ma non è vero. Perché se tu alla testa gli dai il tempo, quello lo moltiplica, moltiplica la merda, la maionese impazzita, ma nahce tante sensazioni belle, allora è come nuotare nel mare senza averci il pensiero di dover tornare sulla spiaggia. Io ho tempo. Nessuno mi corre dietro, nessuno mi aspetta, nessuno mi dice: la testa di Zorro non è tornata a casa per cena, è rimasta a nuotare.

Guardi l’orologio? Quello non ce l’ho, è solo peso. L’ora io ce l’ho in cielo. Per me, Cormorano, la vita è un giorno, uno solo, dall’alba al tramonto, e amen.

Nella mia libreria: Margaret Mazzantini, Zorro, Mondadori, 2004

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3 commenti su ““Zorro. Un eremita sul marciapiede” di Margaret Mazzantini

  1. Pingback: “Nessuno si salva da solo” di Margaret Mazzantini | Viaggi e Baci

  2. Elisa
    13 gennaio 2015

    Ti capisco. Mi vergogno di ammettere che ho snobbato molto la Mazzantini in passato (ancora ai tempi del Premio Strega) e che l’ho rivalutata solo con Venuto al Mondo e seguenti. Zorro mi manca. Probabilmente come te mi sono fatta influenzare da un’idea sbagliata e da chissà quale pregiudizio.
    Ma mi hai convinta! Lo aggiungo alla lista di libri da recuperare.

  3. Chiara
    9 gennaio 2015

    Pensa che io l’ho letto tantissimi anni fa, forse era il 2004 o il 2005, so che ancora abitavo dai miei a Legnano e quindi si tratta davvero di una decina di anni. Beh, è stato il primo libro che ho letto della Mazzantini e a me aveva commosso tantissimo,l’avevo bevuto in una sera. Davvero non ti sembra il suo stile? Io invece quando tanti anni dopo ho letto “Venuto al Mondo” (ho letto solo 4 libri della Mazzantini…Zorro, Venuto al Mondo e l’anno scorso Mare al Mattino e Splendore..quest’ultimo non mi è piaciuto) ho detto “Ma questa è quella che ha scritto Zorro…si capisce troppo”…cioè per me quella poesia nello scrivere, quel grattarmi l’anima con le parole, quel toccarmi certe corde nel profondo che mi fanno piangere ce l’ha solo io. Anche quando scrive libri totalmente diversi tra loro, riconosco quel tocco. Spero di vederti presto e finalmente conoscerti di persona per parlare faccia a faccia di libri e viaggi!! Buon anno Monica!

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Questa voce è stata pubblicata il 9 gennaio 2015 da in i miei libri.

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