Viaggi e Baci

di viaggi, di libri e altre passioni

Ti ricordi quella volta all’Alahambra?

Ti ricordi quella volta all’Alahambra?
Quella volta in cui, varcato il cancello e tolto il coperchio alla macchina fotografica, ho provato ad accenderla e sono diventata bianca come un cencio nello scoprire di aver dimenticato la batteria in albergo? Non una batteria qualsiasi, ma la batteria della super Reflex che mi ha regalato Babbo Natale due anni fa e che tu non hai ancora il diritto di toccare. Quella che avevo già dimenticato una volta andando a Venezia e che so bene costare una fortuna. Sempre che uno abbia la fortuna di trovare chi la vende nei paraggi.

Alahambra, GranadaEcco! Questa è la scena che ci dà il benvenuto all’interno della Cittadella Rossa più famosa al mondo, simbolo per antonomasia della grandezza islamica in terra di Spagna. La meta imprescindibile di ogni viaggio in Andalusia. Quella che Laura, la tua maestra di karate, ti ha suggerito di vedere assolutamente e che aspetti con tanta impazienza. Il must to see di ogni turista che si rispetti. Il sogno dei fotografi di tutto il mondo.

Alhambra, spagnaLei.
Con la sua foresta di colonne, i giochi d’acqua che riflettono l’azzurro del cielo, gli archi dalle forme tipicamente arabeggianti, i chiaroscuri sfacciatamente sensuali, i controluce da togliere il fiato e quell’atmosfera incantata da Mille e una Notte

E io.
Con lo sguardo affranto e il dito che non riesce a staccarsi dal pulsante di accensione. Ci provo una, due, tre volte. Click. Click. Click. Quasi che a forza di provarci possa accadere il miracolo. E invece niente, me ne sto lì senza parole mentre voi iniziate piano piano a sghignazzare.
Dai, presta la tua macchina alla mamma – prova a proporre papà.
Non ci penso nemmeno – rispondi tu, perentorio. – Se avessi dimenticato la mia batteria, lei non mi darebbe mai la sua macchina. E su questo non ci piove. A quanto pare mi conosci proprio bene.
Se vuole può usare il cellulare – suggerisci infine.

arte islamica, AlahambraAmmetto di non averci proprio pensato. In viaggio i paesaggi si immortalano con la macchina fotografica e le foto di gruppo si fanno con l’autoscatto o chiedendo a qualcuno Excuse me, Sir … Non con quel coso che da alcuni mesi tutti attaccano all’asticella per spararsi selfie a manetta. Lo cerco in tasca, lo apro e … fiuuu, un minimo di carica c’è! Non certo quella sufficiente per scattare quelle tre-quattrocento foto che un luogo del genere meriterebbe, ma almeno lo sfizio di qualche scatto qua e là potrò permettermelo anch’io.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, riacquisto il sorriso anch’io. Non so se è questa ritrovata allegria che ti spinge ad offrirmi di fare un po’ e un po’ con la tua macchinetta. So solo che ti rispondo: No, no, tranquillo, faccio senza. Questa volta mi godrò la giornata senza il pensiero – o l’assillo? mi verrebbe da aggiungere ora – delle foto. E così è stato …

Alahambra, AndalusiaUna cinquantina di foto in un’intera giornata, senza mai controllare il livello della batteria. Pur consapevole che potrebbe finire da un momento all’altro.
Una cinquantina di foto, dicevo. Più o meno come al tempo dei vecchi rullini, quelli che hai tirato fuori una volta dal fondo di un cassetto chiedendo incuriosito: cosa sono questi?
Con quelli non potevi vedere il risultato finale. E tanto meno cancellare. Potevi solo sperare che nessuno ti passasse davanti. Al tempo dei rullini nessuno poteva permettersi migliaia di foto se non era figlio di Onassis. Dovevi scegliere bene l’inquadratura e tutto il resto, perché avevi a disposizione solo un click. E se la foto veniva male lo scoprivi quando ormai era troppo tardi per farne un’altra. Per non parlare se disgraziatamente il rullino prendeva un po’ di luce. Lì era proprio la fine!

decorazione araba, AlahambraE allora come facevamo a descrivere a parenti ed amici la bellezza dei luoghi visitati, le emozioni provate, i nuovi amici incontrati, gli amori sbocciati alla fermata del tram?
Semplice!
Iniziavamo più o meno così: Mi ricordo quella volta all’Alahmbra …
Una manciata di parole che potevano trasformarsi facilmente nell’incipit di una ballata. Con scene rocambolesche, sguardi furtivi, particolari ampliati alla follia e il più delle volte tante, tante, ma proprio tante risate. Nulla a che vedere dunque con i ricordi che colleziono in questo blog, tra qualche parola arruffata alla bell’e meglio e gli scatti – spesso ritoccati – che seleziono a fatica tra decine di foto che rischiano di essere spesso tutte uguali. O meglio, tutte centrate sullo stesso soggetto condito in mille salse diverse. La fontana dall’alto, lo zampillo dal basso, la messa a fuoco sulla bocca del pesciolino, lo sfondo che avanza prepotente a sfocare il primo piano, l’acqua che scorre veloce davanti all’obiettivo e la goccia cristallizzata in un irripetibile attimo di eternità.

Palazzo Nasride a GranadaBello, per carità! Tutto bellissimo …
Ma non è che poi, a furia di star dietro a tutte queste diavolerie tecnologiche a costo zero, rischiamo di perdere di vista il vero valore dell’esperienza vissuta?  Non è che a forza di uno scatto qua e subito dopo uno là, ci scordiamo di contemplare la bellezza insita nelle piccole cose, la danza della polvere nel raggio di luce che squarcia l’oscurità di una chiesa, il sorriso del vecchio che ci osserva divertito già da un po’? Non è che tutta questa mania di condividere ogni istante su Facebook e di filtrare ogni tappa del viaggio su Instagram, ci fa perdere la parte più bella?

calligrafia araba, alahambra, spagnaMe lo sono chiesta a lungo in questi mesi e ora, grazie alla batteria dimenticata in albergo, penso di avere finalmente la mia risposta.
Non so come sarà il mondo quando tu sarai entrato nel regno degli -anta e tanto meno posso immaginare quale nuova trovata tecnologica avrà spazzato via ciò che oggi va tanto di moda. So solo che la vita è una sola e le emozioni offerte da ogni viaggio sono irripetibili. O le gusti in quel preciso momento o non potrai farlo più. Non di certo a casa, davanti allo schermo piatto di un computer e allo sguardo ipnotico che compare per caso sullo sfondo di una foto che tu volevi altra.

Andalusia, AlahambraPrendi al volo la vita, figlio mio. Sempre, in ogni momento della giornata. A maggior ragione quando hai il privilegio di viverla in viaggio, davanti a luoghi mai visti e a volti che il destino ti concede di incontrare una volta sola.
Afferrala. Sbattici contro. Rimanine intontito. Gusta lo sgomento di non saper cosa dire. Poi chiudi gli occhi e immortala ogni emozione nella sensibile pellicola del cuore. Solo così, un giorno, potrai dire anche tu: ti ricordi quella volta all’Alahambra?

Alahambra e Generalife

Buono a sapersi

Il web pullula di informazioni sull’Alahambra e qualunque guida turistica dedica pagine e pagine alla sua storia e alla magnificenza delle decorazioni arabe. Mi limito dunque a rispondere a quel paio di domande che mi frullavano in testa prima di partire e a cui non ho ricevuto risposta, con la speranza che possano esserti utili:

  • Quanto tempo ci vorrà per visitarla? C’è chi dice mezza giornata, ma io consiglio di dedicarne una intera e visitare anche i Giardini del Generalife. Attenzione, però: i Palazzi Nasridi e il Giardino del Generalife vanno visitati entro l’orario segnalato nel biglietto, quindi nell’arco di mezza giornata.
  • Serve acquistare il biglietto in anticipo? In diversi siti avevo letto che se non prenoti con mesi di anticipo, poi non riesci ad entrare o fai code infinite. La mia esperienza invece è stata diversa. Arrivando la mattina presto, poco dopo l’orario di apertura, lo sportello senza prenotazione era deserto, mentre quello dei gruppi e dei prenotati aveva già la fila. Se non hai il biglietto, meglio andare presto e in caso di coda puoi fare il biglietto alle macchinette che, essendo situate in una sala un po’ appartata (è oltre il book-shop), sono spesso deserte. Ricorda però che alle casse si può pagare solo in contanti e applicano le riduzioni previste, mentre alle macchinette si paga solo con carta di credito e non c’è la possibilità di avere riduzioni per terza età, ecc
    Noi l’abbiamo visitata durante le vacanze di Natale, quindi non in altissima stagione. Magari per Pasqua e l’estate è meglio prenotare prima.
  • In quale turno è meglio andare? La mattina, senza dubbio. Ma solo se fai in modo di arrivare all’orario di apertura ed essere tra i primi ad entrare ai Palazzi Nasridi. E’ l’unico modo per aver poca gente nelle varie sale e godertele in santa pace.
  • Meglio andare in macchina o con i mezzi pubblici? Sconsiglio la macchina perchè il parcheggio è carissimo. Dal centro città, invece, ogni 10 minuti circa parte un pulmino che porta davanti all’ingresso del complesso e si può utilizzare lo stesso biglietto usato in città.
  • Vale la pena noleggiare l’audioguida? Assolutamente sì, almeno avrai gli occhi liberi di ammirare le bellezze che ti circondano senza dovergli far fare la staffetta con la guida.
  • Ci sono posti dove mangiare? A parte un paio di chioschi senza posti a sedere che servono panini e pizzette, non c’è molta scelta. Ecco perchè alla fine abbiamo scelto il ristorante elegante all’interno del Paradores, dove si mangia benissimo. E’ possibile scegliere tra la sala con menù a “prezzo popolare” o il ristorante vero e proprio, in cui comunque il rapporto qualità/prezzo è onesto. Se opti per quest’ultima scelta, ti consiglio la paella: in assoluto la migliore mangiata durante la nostra vacanza in Andalusia.

Granada, Alahambra
Potrebbero interessarti anche:
Altri articoli sull’Andalusia
Ci sono città che …
10 viaggi da fare con mio figlio prima che diventi grande
Vacanze low-cost: come evitare fregature

Annunci

13 commenti su “Ti ricordi quella volta all’Alahambra?

  1. Pingback: “Nessuno si salva da solo” di Margaret Mazzantini | Viaggi e Baci

  2. Annalisa
    26 febbraio 2015

    Come condivido tutto quello che hai scritto! Brava. Io ho visitato l’Alahambra negli anni ’60 e penso che mio padre abbia scattato non più di una decina di foto. Ma ricordo come fosse ieri il rumore dell’acqua e la meravigliosa architettura da mille e una notte.

  3. monticiana
    26 febbraio 2015

    Che spettacolo l’alahambra!! Ci tornerei subito…

  4. andrea
    25 febbraio 2015

    Ciao sono Andrea e siamo stati in questo magnifico luogo ad agosto 2005. Non abbiamo prenotato l’ingresso e vuoi x caso o x fortuna non abbiamo fatto un granchè di coda. Bellissimo il “consiglio” al tuo cucciolo , tra l’altro molto fortunato a poter viaggiare così tanto e ancora complimenti per il blog. A presto

    • viaggiebaci
      25 febbraio 2015

      Grazie Andrea, sia per i complimenti che per la tua testimonianza. Il bello di questo luogo è poter raccogliere esperienze diverse e consigli che aiutino gli altri a decidere cosa e come fare

  5. Elisa
    25 febbraio 2015

    Luce poesia e atmosfera, tutto nei miei ricordi coincide.
    Però andammo nell’agosto 2006, senza aver potuto prenotare. Risultato cominciammo a fare la fila alle 6 del mattino, davanti a me me c’erano già un centinaio di persone, alcune avevano dormito lì con il sacco a pelo. Ergo entrammo al palazzo Nasdridi alle 13! Ne è sicuramente valsa la pena, ma mai più alta stagione senza biglietto!!!

    • viaggiebaci
      25 febbraio 2015

      Grazie Elisa per la tua testimonianza. Come ho detto io sono andata durante il periodo natalizio e mi è sorto il dubbio che in alta stagione potesse essere diverso. anche a Natale dopo le 11 la coda si allunga notevolmente …
      Una curiosità che potrebbe essere utile anche ad altri lettori: c’erano già le biglietterie elettroniche? Se sì, tanta coda anche lì?

      • Elisa
        25 febbraio 2015

        No, non c’erano ancora, solo la possibilità di comprare il biglietto on Line…
        Tanti complimenti per il blog… Seguendo i tuoi consigli, a maggio andremo in Danimarca!!!

        • viaggiebaci
          25 febbraio 2015

          Ma che bello! E’ un paese che mi ha incantato per il suo grandissimo senso civico e per le mille attenzioni verso i più piccoli. Fammi poi sapere come ti è sembrato

  6. alesprint
    25 febbraio 2015

    E già Monica, proprio vero! Per quel che mi riguarda però il fotografare non riesce ancora a prendermi al punto da non farmi godere quello che ho intorno, sarà che ho vissuto quasi tutta la mia vita con i rollini e senza i social!

    • viaggiebaci
      25 febbraio 2015

      Anch’io per fortuna non ho mai superato certi limiti e fino ad un anno fa in vacanza volutamente non mi collegavo mai. Ammetto però che da quando ho il blog scatto moooolto più di prima, anche particolari che un turista “normale” non si sognerebbe mai di immortalare. E questo ovviamente porta via tempo e sguardi ad altro, per cui ben venga questa esperienza che mi ha fatto capire quanto può essere bello ricordare/raccontare un luogo anche senza foto

Mi piacerebbe ricevere una tua cartolina, ma puoi lasciare il tuo commento anche qui:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 febbraio 2015 da in lettere a mio figlio, Spagna, tra città e capitali con tag , .

Vuoi seguirmi anche sui social? Ehm …

Instagram
incontriamoci a Marostica
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: